Be The Vero Bartender – La Semifinale di Roma

Amaro Montenegro - Be the vero bartender

“Il liquore delle virtudi”. Con questa etichetta data da Gabriele D’Annunzio Amaro Montenegro si getta nel mondo del bartending, testando le “virtù” dei barman di tutta la penisola alla ricerca del Vero Bartender. Con questo format si è giunti alla seconda semifinale del concorso Be The Vero Bartender, ospitata a Roma nei locali centralissimi di Madre. A partecipare sono sei ragazzi provenienti dal Sud della Penisola. Il

Amaro Montenegro - Be the vero bartender

Amaro Montenegro – Be the vero bartender

premio: tre posti per la finalissima di Bologna del prossimo 27 settembre e ambire alla partecipazione al prossimo Bar Convent di Berlino allo stand Montenegro. Alla prova romana si presentano Emanuele Falone, della scuderia Flair Project, attualmente attivo al bancone di The Corner; Dario Gioco, barman dello speakeasy capitolino Black Rabbit; Alessandro Moyko che si occupa di ravvivare le notti di Aversa dal bancone del Delikatessen; Giovanni Badolato, protagonista al Re Carlo Bistrot di Ostia della movida del litorale romano; Paolo D’Amore, barmanager del villaggio Monotondo di Scanzano jonico; Gianfranco Sciacca, ingegnere agroalimentare con la passione per la miscelazione, attualmente barmanager presso il Bacio a Bagheria.

Tre saranno le prove che i ragazzi dovranno affrontare: il Vero Test, una serie di domande a risposta multipla sulla storia di Amaro Montenegro e della miscelazione in generale; la Vero Box, una scatola con ingredienti misteriosi da miscelare in 5 minuti; Twist on classic, il momento clou della gara, dove i concorrenti presenteranno le loro ricette, varianti di grandi classici della miscelazione, con protagonista speciale proprio l’Amaro delle virtù. Ad esaminare e valutare i concorrenti e il loro operato una giuria d’eccezione, composta da: Stefano Nincevich, autore per Bargiornale di articoli sulla miscelazione

La giuria

La giuria

internazionale; Giuseppe Gallo, esperto di mixology, fondatore e dirigente della Italspirtis Ltd proprietaria del marchio Italicus; Rudi Carraro, brand ambassador di Montenegro nel mondo. A presentare la kermesse due nomi d’eccezione che non necessitano presentazioni nel mondo del bartending: Mattia Pastori e Daniele Gentili.

Superata rapidamente la prima fase della gara, il test, dove i concorrenti hanno dato prova di ottime conoscenze di base, a parte qualche svarione qua e là sicuramente dettato dall’emozione del momento, si è proceduto alla prova misteriosa dove la fantasia e il talento dei barman in gara è stato messo a dura prova in due minuti di set up e 5 minuti di preparazione: un ingrediente standard, ovviamente Montenegro; per il resto di tutto e di più, dal rum alla tequila, passando per la birra, il nettare d’agave, succhi e sciroppi vari. Il risultato finale non ha deluso le aspettative, con alcuni drink veramente eccellenti, come il “Monteanisco”, twist sul “Tommy’s Margarita” di Emanuele Falone con tequila, Montenegro, caffe, sciroppo di agave blu in tecnica Shake & Strain); il “Monte IPA” di Alessandro Moyko, un “Monte Mule”

I sei finalisti

I sei finalisti

con sciroppo di ginger e birra IPA in sostituzione del ginger beer; il “Monte da paura” di Giovanni Badolato, con Montenegro, Kraken rum, aperitivo Select, Italicus, ginger beer e zenzero fresco; il “Passione e Avvilimento” di Gianfranco Sciacca (nome che ha strappato più di un sorriso al pubblico e alla giura, legato alle disavventure aeroportuali che il ragazzo ha affrontato per raggiungere Roma), con Montenegro e limoncello Pallini e anice stellato pestato. Passata questa prima fase, in cui la giuria è stata ben determinata a individuare i drink che esaltassero il gusto del Montenegro, si arriva all’ultima prova, dove il tempo concesso per la preparazione è sempre di 5 minuti con una penalità che scatterà ad ogni minuto extra. A parte Dario Gioco e Paolo D’amore, tutti i concorrenti sono andati in overtime, probabilmente a causa dell’emozione e della difficoltà di dover spiegare dei drink dalle preparazioni in alcuni casi molto complesse. Nulla di grave e sicuramente si tratta di un fattore di cui la giuria ha tenuto debito conto. Giunti ai verdetti, ad accedere alla finale sono

I tre vincitori

I tre vincitori

Emanuele Falone con il suo twist sull’”Espresso Martini” ribattezzato “1885” (Amaro Montenegro, caffè espresso, sciroppo di camomilla Bonomelli e cardamomo e vaporizzazione di Italicus); Giovanni Badolato con la sua rivisitazione del “Julep” creata per assomigliare ad una birra (Amaro Montenegro, Coca Buton, 4 ramoscelli di timo limonato, 4 foglie di basilico e aria di limone e bourbon whisky) chiamata appunto “Like a beer”; Gianfranco Sciacca che, citando il vate D’Annunzio, ha chiamato il suo drink “Virtudi” (Amaro Montenegro, Bushmills Irish Whisky, Chazalettes Vermouth Rosso, conserva di marasca home made aromatizzata con maggiorana e scorze d’arancia e velluto di chinotto).

Giorgio Morino

"L'incapacità di stare fermo e il desiderio di scoprire sempre cose nuove mi ha portato a scrivere. Il cinema è stata la mia prima casa, il mondo era la luce del proiettore in una sala buia e affollata. Fuori dal cinema c'era Springsteen e il rock 'n' roll, immagini di un'America che forse non esiste più a bordo di una Chevelle decappottabile. Un giorno ho scoperto il whisky, e da quel momento la mia vita non è stata più la stessa. Perché non scrivere anche di questo in fondo? Cocktail preferito: whisky sour Distillato preferito: Talisker 10 anni"

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