Caramella, il locale per ogni sfizio

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Drink classici, con nomi in tema; food tradizionale, con tecniche nuove; vini selezionati uno ad uno: è il nuovo locale nel cuore di Trastevere, per bere, mangiare e… perché no: addolcirsi la bocca con una caramella.

Non è un locale che vende caramelle, anche se è colorato come quello e le caramelle sono disposte ovunque, nei classici barattoloni trasparenti, sul bancone e ai tavoli, offerte ai clienti. Non è uno spazio per bambini, dunque, ma vi si respira l’atmosfera divertente che bambini vi farà ritornare . E’ una new entry nel panorama romano, situata tra i vicoli di Trastevere, nei pressi di piazza Trilussa; circondata da locali

Caramella

Caramella

storici, trattorie e botteghe. Parliamo di Caramella, ristorante e cocktail bar in grado di offrire qualità e gusto con una buona dose di ironia. In fondo, come dice qualcuno, quando si entra in un negozio di caramelle, non si è mai tristi. L’effetto nel visitatore è un po’ lo stesso. Luci, colori, zuccheri, ma non solo: il Caramella porta avanti un’offerta completa, dalla prima colazione, al pranzo/cena/aperitivo e dopo cena.

La parte food è curata da un team giovane, che ha inteso guardare alla tradizione, soprattutto romana, ma con diversi accorgimenti e ‘svecchiamenti’: “Il concetto è quello di una cucina di casa, con l’applicazione però di tecniche nuove di cucina”. Nel momento in cui pubblichiamo l’articolo è già uscito il menù nuovo, anche se rimangono alcuni cavalli di battaglia. Piatto forte della casa rimane, tra i primi, il Raviolo Caramella, ripieno di spezzatino di maiale alla cacciatora, servito con burro e salvia, cipolla caramellata, spuma di pecorino e zest di limone. Il Cheesburger è una ingordigia per il palato, soprattutto se avete una fame ‘importante’. La carne, dal vitello tonnato, alla tagliata di manzo, al più romanesco saltimbocca, è preparata con maestria e, in generale, l’impiattamento è sempre curato. Una ‘droga’ sono le olive ascolane, ripiene di spezie e porchetta. Assaggiatele e non ne farete più a meno. Nella nostra degustazione avevamo scelto il risotto carnaroli, mantecato con crema di broccolo romano e menta e cime di broccolo leggermente scottate con guanciale di Amatrice e spuma di fiore sardo. In alternativa ai piatti della tradizione, si può scegliere la pizza, con un impasto che lievita 72 ore, fatto con farine miste, a macinazione in pietra.

Il risotto

Il risotto

La carta dei drink gioca sui grandi classici della miscelazione, anche qui rivisitati ‘a tema’. In un locale che si chiama Caramella, non poteva mancare il cocktail “Mon Cheri” (riprende il “Sazerac” della New Orleans dell’Ottocento) con cognac, zucchero, assenzio, mix di bitter al cioccolato e di Peychaud’s e liquore alla ciliegia; per bere qualcosa di più leggero e fresco, abbiamo provato il “G&G”, un collins con marmellata di arancia, in cui spicca il bitter analcolico al cardamomo prodotto da Javier de las Muelas del Dry di Barcellona. Questi gli ingredienti: gin, bitter, cardamomo, marmellata di arancia e zenzero, ginger ale. Gioca molto col mondo (e il sapore) dei mashmallows lo “Sweet is Better”: vodka infusa al mashmallow, lime, zucchero, albume. Persino l’amaro di un classico come il “Negroni”, qui “Conte Nut”, cede un po’ il passo al lato più dolce, ‘noccioloso’ del liquore Frangelico. Tanto per rimarcare l’ironia, come se ce ne fosse bisogno, troviamo un ‘tacchino goloso’, il “Greedy Turkey”, che strizza l’occhio alla nota pubblicità. Si tratta

Uno dei cocktail di Caramella

Uno dei cocktail di Caramella

di un bourbon sour al caramello. E, per finire, il meno dolce di tutti, il “Roller Coaster, che nel gusto ricorda molto il roller di liquirizia, a base di rum Havana 3, Fernet Branca, liquore alla liquirizia, sciroppo di zucchero, lime, orange bitter.

Se volete cimentarvi con i vini, sappiate che la selezione è stata meticolosamente scelta, mantenendo un ottimo rapporto qualità/prezzo. Ogni etichetta è stata assaggiata e approvata dallo staff. Il top di gamma è il Cabernet Terre di San Leonardo. La lista delle birre prevede 5 brand alla spina, rigorosamente italiani, uno per tipologia (chiara, rossa, bianca, doppio malto ed una IPA). In bottiglia ci sono altri marchi, sempre italiani, una Ichnusa non filtrata e qualche artigianale.

La nostra cena, prima di passare al drink finale, si è conclusa con una piccola selezione di dolci fatti in casa, con ingredienti freschi. L’impressione, nel suo complesso, che ci ha regalato Caramella, è quella di un

I dolci

I dolci

locale aperto a tutte le offerte, in grado di soddisfare il palato più gourmet, l’intenditore di bevande miscelate, come una comitiva di amici in cerca di una cena per quattro chiacchere o per ascoltare musica dal vivo (in alcuni giorni della settimana). Altra informazione utile: la cucina è sempre aperta, dalle 10 del mattino fino alla chiusura a notte inoltrata. Insomma, ce n’è per tutti i gusti. Da oggi, se vi dovessero chiedere cosa preferite: caramelle o cioccolatini, potete dire, come rispondeva il comico Alessandro Bergonzoni: “Beh, scarterei le caramelle…”. Se volete farvi un regalo, adesso sapete quale carta aprire.

Gaetano Massimo Macrì

Martiniano. Bartender/giornalista. Insegnante di quello che – seppur in molti sembrano esserselo dimenticato – va sotto la voce di “American Bar”. Tradotto significa: esigente bevitore al bancone e miscelatore ignorante, perché, come scriveva un ‘collega’ degli anni ’30 del secolo scorso (Elvezio Grassi in “1000 misture”) l’essere un buon barman è “sapere quanto poco noi sappiamo”. Mi sembra un ottimo punto di partenza. Per questo motivo vado in giro per locali, alla ricerca del mio perfetto martini cocktail, nonché del mio bartender di fiducia. Un po’ Ernest Hemingway, un po’ David Embury, un giorno scriverò anche io una ‘bartender’s guide’ o qualcosa del genere. Infine, ma assolutamente non da ultimo per importanza, ecco alcune disposizioni per chi fosse interessato a farmi da bere. Colui che mi preparerà un buon Americano, avrà la mia simpatia. Colui che saprà costruirmi un Boulevardier degno di nota, otterrà la mia riconoscenza. Se, poi, non solo non disdegnerà un Old Pal, ma sarà in grado di equilibrarmelo nella coppetta, godrà di tutta la mia più profonda stima. Il martini, tuttavia, è un’altra faccenda.

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