Hotel Avanguardia. ‘Propaganda’ d’amore

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Il nuovo menu del Caffè Propaganda si dipana tra le stanze di un hotel pionieristico. Ha le radici nel passato, ma irrompe verso il futuro.

Venghino signori, venghino! L’hotel più avanguardista della Capitale ha aperto le porte. E’ presso il Colosseo, nella stessa via del Caffè Propaganda, anzi, no, è proprio il Propaganda che ha rinnovato ‘le stanze’ e ‘gli arredi’ come capita a un hotel. E “ Hotel Avanguardia ” è proprio il nome dato al nuovo menu.

Il caffè Propaganda

Il caffè Propaganda

Una trovata geniale (l’ennesima) di Patrick Pistolesi, Livio Morena, Riccardo Palleschi e Biagio Gennaro.

Dunque, si entra, ci si siede comodi, al tavolo o al banco e si sfoglia la carta, esattamente come se fossimo in un hotel. In questo caso in vari hotel. Come viaggiatori per il mondo, possiamo ‘soggiornare’ in una stanza in “America”, “Europa”, “Messico”, “Giappone”, per dirne alcune. I cocktail ovviamente rispecchiano i luoghi. E così, stando seduti nel centro di Roma, per una sera, volendo, possiamo teletrasportarci ovunque, giusto il tempo di un sorso di drink. E’ la vera ‘tecnolgia’ del bar, di quel magico luogo di passaggio dove transitano clienti provenienti dalle parti più disparate. In questo caso il movimento è inverso: siamo noi che dal Propaganda andiamo fuori. Dunque, non resta che prenotare una camera e godersi l’arredo. Per i clienti che vogliono starsene in ‘intimità, fuori dal locale, basta usare l’apposito cartellino, presente in ogni albergo: “Do not disturb”. Drink da asporto, estivi, molto estivi. Avete presente il calippo? Ecco, rimarrete stupiti. Non aggiungiamo altro per non rovinare la sorpresa.

Al di là della novità, la carta estiva del Propaganda si presenta con le idee molto chiare, cocktail facilmente

Hotel Avanguardia

Hotel Avanguardia

identificabili agli occhi di clienti meno esperti; qualche grande classico ripescato dai secoli scorsi (provate il “Perfect Manhattan” con Nikka from the barrel); altri innovativi al punto da incuriosire il palato, ma soprattutto bevibili e godibili. Un pregio, quest’ultimo, ormai raro. Capita di sovente, infatti, che bartender forniti di ‘blasone’, chiusi nel loro sperimentare, fuoriescano completamente dall’abc del cocktail. In questo abbiamo percepito l’esperienza dei ragazzi del Propaganda, ben ‘navigati’ per cadere in quell’errore grossolano. Bravi e belli (lo diciamo per il pubblico femminile!). “L’Hotel Avanguardia” è in via Claudia, 15, sopra i fori romani. Dopo una visita culturale, sapete dove soggiornare, e magari continuare a viaggiare.

 

Gaetano Massimo Macrì

Martiniano. Bartender/giornalista. Insegnante di quello che – seppur in molti sembrano esserselo dimenticato – va sotto la voce di “American Bar”. Tradotto significa: esigente bevitore al bancone e miscelatore ignorante, perché, come scriveva un ‘collega’ degli anni ’30 del secolo scorso (Elvezio Grassi in “1000 misture”) l’essere un buon barman è “sapere quanto poco noi sappiamo”. Mi sembra un ottimo punto di partenza. Per questo motivo vado in giro per locali, alla ricerca del mio perfetto martini cocktail, nonché del mio bartender di fiducia. Un po’ Ernest Hemingway, un po’ David Embury, un giorno scriverò anche io una ‘bartender’s guide’ o qualcosa del genere. Infine, ma assolutamente non da ultimo per importanza, ecco alcune disposizioni per chi fosse interessato a farmi da bere. Colui che mi preparerà un buon Americano, avrà la mia simpatia. Colui che saprà costruirmi un Boulevardier degno di nota, otterrà la mia riconoscenza. Se, poi, non solo non disdegnerà un Old Pal, ma sarà in grado di equilibrarmelo nella coppetta, godrà di tutta la mia più profonda stima. Il martini, tuttavia, è un’altra faccenda.

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