The World’s 50 Best Bars 2017 – Dalla 51° alla 100° posizione

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Chi saranno i magnifici cinquanta? L’attesa sta per finire. Dopo le discussioni, i confronti, i gossip, si avvicina infatti il fatidico giorno della premiazione dei “nuovi” World’s 50 Best Bars. Come ormai noto da tempo l’avvicendamento ai vertici di uno dei più importanti riconoscimenti del settore ha infatti

The World's 50 best bars ceremony

The World’s 50 best bars ceremony 2016

amplificato ancor di più le aspettative. Con la pubblicazione delle posizioni successive alla cinquantesima le speranze e ansie dei bartender di tutto il mondo iniziano a prendere forma. Una prima geografia aggiornata si delinea così scorrendo i nomi di questa prima lista. Nuovi possibili protagonisti si affacciano sul proscenio, dominato, come da tradizione, dal binomio Londra / Stati Uniti. Fra i ventidue paesi rappresentati nella parte di classifica appena pubblicata spiccano infatti proprio gli States, con ben undici locali, seguiti, a debita distanza dal Regno Unito (sei) e dal (quasi) sorprendente Giappone (quattro). E’ invece un vero e proprio giro del mondo quello compiuto attraverso i nuovi paesi entranti; un volo che dal Portogallo (con il 92° posto del Red Frog di Lisbona) arriva all’Indonesia (99° posto per il Potato Head Beach Club di Bali), passando

Red Frog

Red Frog

per Dubai (72° posto per Zuma) fino al Cile (100° ed ultimo posto utile per Siete Negronis di Santiago del Cile). La vera Capitale del bere miscelato, stando almeno a questa seconda metà della classifica, resta però Londra, con sei cocktail bar, seguita ad un incollatura dall’eterna rivale New York (cinque) e da Tokyo (quattro). Si ferma invece a tre la più che sorprendente San Paolo del Barsile, che piazza altrettante new entry al 66° (Frank Bar), al 73° (Guilhotina) e al 90° posto (Subastor). Una presenza che, unita proprio a quella del Siete Negronis, rappresenta forse la più intrigante novità di questa classifica. Una delle abilità universalmente riconosciute alla nuova organizzazione dei World’s 50 Best Bars, già espressa nei World’s 50 Best Restaurants, è infatti quella di aprire nuove frontiere, guardando in angoli del mondo spesso ignorati o sottovalutati.

 Potato Head Beach Club

Potato Head Beach Club

Ripercorrendo più nel dettaglio la classifica appare subito la prima vera sorpresa. Al 51° posto si attesta infatti il celeberrimo Please Don’t Tell, lo storico speakeasy newyorkese meta di pellegrinaggio per ogni barfly in visita nella Grande Mela. Poco più in basso, in 53° posizione, il Buck and Breck di Berlino, che, pur perdendo solo tre gradini, scivola nella “parte sinistra” della graduatoria. Scendendo ancora di un gradino ecco il Central Satation

Please Don’t Tell

Please Don’t Tell

di Jad Ballout, premiato, nel 2016, come miglior locale del Medio Oriente. Si conferma invece la Corea del sud, meta non certo fra le più note del vasto panorama asiatico, che mantiene però, praticamente immobili, i suoi due cavalli di battaglia, Le Chamber (56°) ed il Charles H (78°), entrambi a Seul. Muovendosi lungo la classifica si incontrano, nelle posizioni immediatamente inferiori, due celebri locali statunitensi, lo Smuggler’s cove di San Francisco ed Death & Co. di New York, rispettivamente al 57° ed al 59°. Che

Le Chamber

Le Chamber

non sia facile mantenere la propria posizione negli anni lo dimostra anche il nostro unico locale in classifica, il Nottingham Forest di Milano, sceso al 60° posto. Dopo oltre un decennio di fiera presenza fra i migliori cinquanta cocktail bar del mondo il piccolo gioiello di Dario Comini scivola nella seconda metà del cielo. L’Italia, rappresentata nel 2016 dal Nu Lounge di Daniele Dalla Pola, mantiene così un solo locale nella graduatoria appena pubblicata; un risultato che, in parte, deluderà molti addetti ai lavori.

Nottingham Forest

Nottingham Forest

Sessantunesima posizione per la più alta new entry della classifica, il Fifty Mils di Città del Messico, città che dimostra una crescente vivacità, posizionato un secondo cocktail bar al 75° posto (l’Hanky Panky). Seguono le conferme del Gibson (62°), unico locale presente della travolgente Singapore, e del Dry Martini di Barcellona (63°), che guida invece la compagine spagnola, composta dalle new entry Paradiso (67°), sempre di Barcellona, e Salmon Guru (82°) di Madrid. Fra il 68° e il 69° posto Hong Kong piazza i suoi locali, The Pontiac e lo Stockton,

Fifty Mils

Fifty Mils

seguito da El Copitas di St. Pietroburgo, altra conferma in questa nuova graduatoria. Settantaquattresimo posto per il  Satan’s Whiskers londinese, altro punto di riferimento per il buon bevitore, seguito, cinque posizioni indietro, dal  The Bar With No Name, ultima creatura di Tony Conigliaro. Nell’ultima parte di questa prima classifica trovano spazio molte delle nuove entrate; locali come l’Angel’s Share di New York (86°), il Sager & Wilde di

The Pontiac

The Pontiac

Londra (87°) o il Gen Yamamoto di Tokyo (88°). Fra le ultime nuove entrate, nelle posizione finali di questa graduatoria, trova infine spazio anche Parigi, città in crescita dal punto di vista della miscelazione, che entra in questa classifica con Copperbay al 94° posto.

In attesa quindi di conoscere, il prossimo 5 ottobre, la

Copperbay

Copperbay

classifica finale dei The World’s 50 Best Bar, questa prima graduatoria dimostra quanto il mondo del bar, pur confermando la forza della tradizione (espressa tanto da alcuni locali quanto dalle aree geografiche rappresentate), sia in fermento, allargandosi verso angoli del mondo fin od ora inesplorati.

Giampiero

Dal cinema al whisky il passo può esser breve. Basta fare un viaggio in Scozia, perdersi magari nel cuore delle Highlands, e ritrovarsi a chiacchierare in un piccolo pub di Ullapool parlando di torbatura e imbottigliamenti. Nasce così una passione travolgente, girando l’Italia, l’Europa (e non solo) di degustazione in degustazione, di locale in locale... alla scoperta del meglio che questo universo può offrire. Cocktail preferito: Rob Roy Distillato preferito: Caol Ila 25 yo

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