Capita di viaggiare nel bel paese e, tra paesaggi e cantine, di trovarsi in situazioni molto particolari. Il caso mi ha portato nel monastero di suore trappiste a Vitorchiano, provincia di Viterbo. Il caso vuole anche che dette suore producano vino e vengono seguite da Giampiero Bea, un grande della viticultura italiana (vedi Antica Azienda Agricola Paolo Bea Vignaiolo in Montefalco). Inchinandomi alla sapienza di quest’ordine apprendo anche che nel vigneto non sono presenti vitigni internazionali(Merlot, Cabernet, Chardonnay, ecc..), ma semplicemente i vitigni a bacca bianca più classici della nostra tradizione: Trebbiano, Malvasia, Verdicchio. Ovviamente chi meglio di un ordine monastico conosce il legame tra il territorio e la natura che lo circonda? Infatti documentandomi risulta che i tre vitigni elencati già erano usati nel Medioevo ed erano presenti in numerosi atti notarili di proprietà di comunità monastiche. Questo meltin’ pot da vita ad un grande vino: il “Coenobium Ruscum”.
Degustazione
Premetto che il vino in degustazione è un vino molto particolare che potrebbe non riscontrare il consenso di tutti i degustatori professionisti e non.
Vino in degustazione: Lazio bianco Igt Coenobium Ruscum 2012 
Trovo sempre molto originale l’etichetta parlante:
“Vino prodotto da noi, Monache Trappiste, da uve (45%) Trebbiano, (35%) Malvasia, (20%) Verdicchio, coltivate nei terreni della clausura monastica secondo metodi naturali, senza l’uso di trattamenti di chimica e di sintesi. Fermentazione 15 giorni con le bucce. Nel rispetto dell’origine naturale delle uve, questo vino non ha subito processi di stabilizzazione forzata. Servire alla temperatura di 12-15 gradi ed usare cura nel manipolare la bottiglia. Dalla vendemmia 2012 abbiamo n°3800 bottiglie.”
Produttore: Convento delle suore Trappiste di Vitorchiano
Il Colore: Paglierino Dorato
Il Naso: si parte con erba tagliata e fieno, un po’ di erbe balsamiche(mentuccia,salvia), seguono note più fruttate (mela,pera, lime), poi sottobosco (fungo e terra)
La Bocca: il vino in bocca è un esplosione di freschezza e sapidità, invita ad assaporarlo di nuovo, un lieve tannino pizzica il palato ma non infastidisce (15 giorni sulle bucce). Dopo averlo deglutito si ritrovano tutte le sensazioni che precedentemente avevamo avvertito al naso; vino di buona persistenza gusto-olfattiva e di grande beva.
(Nota dello scrittore. Essendo un vino con bassissimo contenuto di solfiti e altre sostanze chimiche aggiunte è un vino ad altissima digeribilità. Ciò comporta il piacere di poterne bere un pò di più rispetto a tanti altri vini e non avere effetti collaterali: mal di testa, bruciore di stomaco, occhi rossi, ecc..)
Abbinamento: Pollo San Bartolomeo in umido
Da provare anche: formaggi freschi di ogni tipo, pizze rustiche, pizza, coniglio, lepre, piccione, quaglia, pesce azzurro, scorfano, triglie, gallinella, parmigiana di melanzane