World’s 50 Best Bars, profumo d’Italia

4 bar italiani nell’ambita classifica, mai così tanti e di città diverse, un record destinato a crescere

No.51 Locale Firenze

No.51 Locale Firenze

La classifica dei “50 best” è uscita allo scoperto. Prima, però, di addentrarci nel racconto delle posizioni più alte, gettiamo uno sguardo critico sulla seconda parte. E’ la parte bassa – posizione da 51 a 100 – oggettivamente forse ha meno peso rispetto alla ‘alta’, ma come quella, ogni volta è accompagnata da un consueto clamore.

Per un certo tipo di bar industry è una delle notizie dell’anno, in tanti la aspettano con ansia (quelli che sperano di entrare o di rimanere), il resto del bar la legge con curiosità. Le polemiche, ça va sans dire , non mancano, come qualsiasi classifica di altri settori, ma questo non fa notizia, né su queste pagine, adesso, si vuole alimentare il fumo. La vera notizia, semmai, è la presenza di tanta Italia. Accade per la prima volta. La migliore new entry è proprio nostra, Il Locale di Firenze, che si piazza al primo posto (alias 51 nella ‘bassa’). E sempre di new entry si tratta se andiamo a vedere gli altri locali: Cera & Bruno Vanzan, di Milano, conquista il posto n.85; salendo di tre gradini, al n.82 c’è

No.64 The Court

No.64 The Court

L’Antiquario di Napoli; Roma è presente con il The Court, al n.64. L’altro dato che è destinato a far parlare di sé è che siamo in classifica con tipologie tutte differenti: il locale cosmopolita di Firenze, calato nelle fondamenta di un palazzo storico come solo noi italiani possiamo fare; quello d’albergo, a Roma, inserito in un contesto storico invidiabile e unico, come il Ludus Magnus davanti al Colosseo – all’estero se ne saranno accorti ormai di quanto siamo tracotanti di storia e cultura -; l’elegante Antiquario, lo è per nome e ambientazione interna, che strizza l’occhio ai posti un po’ segreti ed elitari, per gentlemen; l’high volume avanguardistico di Milano.

Quattro bar, quattro città, quattro realtà diverse. E’ l’immagine di un’Italia del bar, di bar importanti per il tessuto nostrano della industry, catapultati di colpo in un palcoscenico internazionale, dove forse non te li aspetti. Non così, per lo meno, non tutti insieme. Invece va preso atto che ormai da alcuni anni l’Italia ‘liquida’ è in grado di dire la sua. Per chi ci vive non è una novità, ma poterlo leggere nei ‘50 Best Bars’ è una certificazione ulteriore.

No.82 L'Antiquario

No.82 L’Antiquario

L’ottimismo per questi piazzamenti è alto. Qualcuno dirà che è una classifica di passaggio, interlocutoria, viste le chiusure e le restrizioni ai viaggi dovuti alla pandemia da Covid-19. Lo scopriremo l’anno prossimo. Intanto da bravi italiani godiamoci questo momento di gloria. Ragionando per macrosistemi, l’Italia è il paese che è cresciuto di più. Nella precedente classifica 51-100, i bar europei erano 9, di cui solo 2 italiani (Freni e Frizioni, n.87 e Officina Milano, n.90). Oggi solo per l’Italia ce ne sono 4, ma non solo, ci siamo espansi geograficamente, essendo coinvolte oltre alle due principali città, Roma e Milano, anche Firenze e Napoli. Un segnale verso il resto del mondo: rispetto ad altri paesi che hanno un certo peso in questa classifica, possiamo vantare locali da Nord a Sud. Si tratta di un capitale importante che il prossimo chair italiano potrà e dovrà utilizzare per continuare a far sempre meglio. Giampiero Francesca, infatti, lascia, con la consapevolezza che mai come ora, durante il suo turno, il bar che conta porti impresso il marchio del ‘made in Italy’.

No.85 Cera & Bruno Vanzan

No.85 Cera & Bruno Vanzan

La speranza è che si continui così, ad avere sempre più italiani in questa classifica, che possano rientrare anche quelli appena usciti e perché no, di rivedere i due bar storici, come il The Jerry Thomas e il Nottingham Forest. Non è una missione impossibile, bisogna solo abituarsi a fare sistema e soprattutto a ragionare su un livello macro. Ridursi al proprio piccolo orticello come spesso si tende a fare in questo ‘piccolo’ paese, non porta, alla lunga, vantaggi a nessuno. E purtroppo, le polemiche che seguono queste manifestazioni, spesso danno questo risultato.

L’immagine che, dopo questa classifica diamo all’esterno è quella di un’Italia più forte. Questo conta più delle polemiche, delle parole pronunciate senza cognizione di causa. A buon intenditor…

Gaetano Massimo Macrì

Martiniano. Bartender/giornalista. Insegnante di quello che – seppur in molti sembrano esserselo dimenticato – va sotto la voce di “American Bar”. Tradotto significa: esigente bevitore al bancone e miscelatore ignorante, perché, come scriveva un ‘collega’ degli anni ’30 del secolo scorso (Elvezio Grassi in “1000 misture”) l’essere un buon barman è “sapere quanto poco noi sappiamo”. Mi sembra un ottimo punto di partenza. Per questo motivo vado in giro per locali, alla ricerca del mio perfetto martini cocktail, nonché del mio bartender di fiducia. Un po’ Ernest Hemingway, un po’ David Embury, un giorno scriverò anche io una ‘bartender’s guide’ o qualcosa del genere. Infine, ma assolutamente non da ultimo per importanza, ecco alcune disposizioni per chi fosse interessato a farmi da bere. Colui che mi preparerà un buon Americano, avrà la mia simpatia. Colui che saprà costruirmi un Boulevardier degno di nota, otterrà la mia riconoscenza. Se, poi, non solo non disdegnerà un Old Pal, ma sarà in grado di equilibrarmelo nella coppetta, godrà di tutta la mia più profonda stima. Il martini, tuttavia, è un’altra faccenda.

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