Head to Head Competition: la quarta sfida

Il quarto round della Head to head competition conferma la sua location a Trastevere, nello storico quartiere della movida romana. Il ring scelto per la sfida è quello di Freni e Frizioni, anche se in un’atmosfera  pomeridiana molto soft e soul rispetto all’ambiente frenetico e vorticoso che regna nel locale all’ora del classico aperitivo trasteverino. Giudici delle abilità miscelatorie degli otto partecipanti sono:il comproprietario della scuola di barman Francesco Spenuso, Roberto Artusio del The Jerry Thomas Project e, come membro interno di Freni e Frizioni, il barman al femminile Eleonora de Santis.


 

Il Bancone  – A presentarci il ricco banco di prova dei partecipanti è il padrone di casa Cristian Bugiada, che per questa sfida ha anche il ruolo di barback. Si comincia, come sempre, da sciroppi home made di vari tipi, tra cui da segnalare quello di pimento, quello alla lavanda, alla camomilla e al frutto della passione. Freni e Frizione dispone anche di un’ampissima scelta di bitter e di una buona linea di rum. Citazione a parte merita l’angolo della tequila, veramente un’ampia selezione. Poi Mezcal, Assenzio e le birre artigianali del locale (una pilsner e una belgian strong ale). Infine per chiudere una chicca nell’attrezzatura: l’affumicatore.


 

La Gara – La prima sfida è quella tra Stefano Bartone e Carlo Piccerillo che se la vedono con una tequila Don Julio Blanco. Il primo ci propone una rivisitazione più dolce del marguerita, data dall’utilizzo di un liquore alla ciliegia (Tequila 50 ml, Cointreau 20 ml, succo di limone 20 ml, il liquore alla ciliegia dell’Antica Distilleria Quaglia 10 ml), ma a vincere è Carlo Piccerillo con un sour tequila, spezie e passion fruit. Per la seconda sfida la base è sempre la tequila, ma stavolta una Calle 23 Blanco. Il primo a confrontarsi con il distillato originario del Messico è Alessandro Livulpi, che improvvisa un twist sul Manhattan (Tequila 50 ml, Sangue Morlacco 15 ml, Vermouth del Professore 15 ml e Orange Bitter), mentre il suo sfidante propone un drink leggermente speziato, da lui chiamato “Ginger Connection” ( Tequila 45 ml, Sciroppo alla lavanda 30 ml, Liquore Strega 20 ml e ginger beer). A primeggiare è il Manhattan di Livulpi. Nel terzo “faccia a faccia” la sfida si fa interessante non solo perché oggetto dei drink sarà il mitico Rabarbaro Zucca, ma anche perché a salire sul bancone è Giulia Castellucci, braccio destro di Cristian Lorusso al Friends Café di Via Piave. Infatti è proprio Giulia a vincere, con un drink fatto con Rabarbaro, Sangue Morlacco, Maker’s Mark e un “tappino” di Maraschino, su Emanuele Michelangeli e il suo Aperitivo digestivo ( base Peychaud, Martini bitter, Rabarbaro Zucca e un blended di ginger beer: Jamaican/Cortese). I quarti si chiudono con la sfida al Gin Sipsmith tra Silvia Quondam e Emanuele Lascala. Silvia propone una rivisitazione del White Lady mentre Emanuele supera il turno con il suo stile vintage e un twist sul Montgomery Martini tagliato con il Oude Simon Jenever. Quando il gioco si fa duro i duri incominciano a giocare, così nelle semifinali fanno irruzione le difficoltà. La prima, per la sfida Piccerillo vs Livulpi, sarà quella di non poter usare il Jigger. La base scelta è il rum Plantation 3’Stars. Il primo propone un twist sul Mai Tai, con tre tipi diversi di rum ( il già citato Plantation, per dare leggerezza, il Lemon Heart, per dare l’alcolicità e il Myer’s per dare la speziatura) , il secondo propone un Punch: Rum ( 50 ml), Sciroppo di pimento, 3 semi di cardamomo e bitter allo zenzero. A vincere è quest’ultimo, non solo grazie al suo ottimo drink, ma anche grazie alla preparazione con cui ha saputo rispondere alle domande dei giudici. La seconda sfida ( base Rye Whisky Old Overholt, da servire obbligatoriamente in coppetta) è davvero una gran sfida tra il twist sul Manhattan ( 30 ml di Rye Whisky tagliato con il Buffalo Trace e note di Amar Picon e Liquore alla ciliegia) di Giulia Castellucci e il twist sul Remember the Main ( 30 ml di rye whisky tagliato con il bourbon, Sangue Morlacco, Vermouth Martelletti e uno spoon di Pernaud); e infatti si conclude con un pareggio. fotoA decidere il secondo finalista è un classico marguerita. A costare la finale ad Emanuele Lascala è lo sciroppo d’agave, il barman cade sull’errore del twist, come fanno notare giustamente i giudici, e  a riportare la vittoria è Giulia Castellucci, con una precisa esecuzione della ricetta classica. Siamo alla finale, con trenta secondi in meno e il Vermouth Martelletti da domare. Proprio il tempo sarà arbitro della sfida, infatti il Livulpi non riesce a concludere in tempo la preparazione del suo twist sull’ old fashioned con side affumicato alla lavanda ( zolletta bagnata con bitter alla lavanda, Maker’s Mark 60 ml e 20 ml di Martelletti), subendo la penalità per l’over time. Dunque a vincere è Giulia Castellucci, che sfodera un gran classico come il Milano – Torino con effetti speciali, un aromatizzazione del ghiaccio data da scorza di limone e arancia, che non influisce sul sapore del drink, ma esalta a livello olfattivo il preparato. Alla fine, come spesso accade, la semplicità risulta la mossa più giusta.


 

La parola alla vincitrice della quarta tappa della  Head to head competition – BB: Innanzitutto Complimenti! Come sempre nella nostra intervista iniziamo dalla tua storia. Come hai iniziato a fare questo lavoro? E soprattutto come sei riuscita ad arrivare ad essere il braccio destro di Cristian Lorusso?

Giulia: Io ho iniziato a fare questo lavoro perché sono stata affascinata dal mondo della notte. Ho cominciato come tutti facendo la cameriera, dopodiché essendo a stretto contatto con barman e gente del settore, ed essendo fidanzata con un barman, mi sono avvicinata a questo mondo. Ho frequentato il corso Flair Project di Francesco Spenuso, e da lì è cominciata la mia scalata. Il primo locale dove ho iniziato la mia carriera e lavoro tutt’ora è il il Friends Café di Via Piave con Cristian Lorusso e Valerio Gara. Io ho scelto loro e loro hanno scelto me. Loro li ho scelti perché sono molto famosi sulla piazza del bartending romano e ho pensato che se andavo a studiare con qualcuno veramente bravo mi avrebbe fatto crescere come barman, e così è stato. Io sono molto appassionata di questo lavoro, è la mia vita ed è quello che voglio fare. Cristian e Valerio hanno colto la mia passione e hanno trasmesso a me la loro passione. Ora sono la responsabile del bar, questo non è la fine del mio percorso di crescita ma il punto d’inizio.

BB: Hai vinto semifinale e finale con un classico. Cosa ne pensi per l’appunto del rapporto dei barman con i grandi classici della miscelazione e del tuo modo di approcciarsi ai cocktail tra twist e ricette classiche?

G: Ci sono dei drink che sono riconosciuti e vanno fatti in quel modo. Tutti i barman professionisti hanno avuto occasione di sperimentare twist nella loro carriera. Se il cliente mi chiede un classico, io un classico gli preparo, nella classicità e semplicità di quel drink. Nella sfida di oggi sul marguerita è andata così.

BB: Tu lavori in un locale dove spesso c’è grande affluenza quindi dove è difficile preparare cocktail complessi e particolari che richiedono tempo e dedizione sul prodotto. Come si concilia il lavoro in un locale di successo con la passione per la ricerca nella miscelazione?

G: Secondo la mia opinione è anche una questione di abitudine. Io sono abituata, ovviamente insieme a Cristian, a cambiare menù ogni mese, creandone uno nuovo ogni volta. Quindi quelli sono i drink che io devo fare. Io mi comporto allo stesso modo se ho da preparare un drink elaborato che richiede tempo per una persona sola al banco o se è sabato sera e ho cinquanta persone davanti, comunque quello è lo stesso drink che io devo far uscire. Il menù del Friends è bello e complesso, bisogna riuscire a far conciliare i tempi del servizio con la passione per la miscelazione. La mise en place che è la parte più creativa, deve essere fatta prima che apra il locale, devi avere tutti gli ingredienti pronti per il momento che li utilizzerai; se poi hai una console davanti che ti consente di far uscire i drink nel minor tempo possibile e con la migliore qualità, puoi fare uscire ottimi cocktail il lunedì sera come il sabato sera

Fabio

Iniziata la mia carriera bevendo sidro per tutti i pub del quartiere Prati di Roma, fatale fu un viaggio in Scozia che mi fece scoprire le gioie della birra e del Whisky, per poi consacrarmi al luppolo sulle strade del Belgio tra Trappisti e Lambic. Dal pub sottocasa al micro birrificio più sperduto, dal Manzanarre al Reno, dalla Gran Bretagna alla Scandinavia, in una costante ricerca della birra più introvabile; senza mai disdegnare un buon distillato o un ottimo cocktail. Birra preferita: La Duchesse de Bourgougne (una Flanders Red Ale della Brouwerij Verhaeghe Vichte) è stata per anni la mia compagna preferita; Cocktail preferito: MIlano – TOrino, in fondo siamo pur sempre italiani; Distillato preferito: Sarò uno dei pochi a dirlo ma…Scapa!

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