Chi poteva immaginare che nel cuore di Seattle, la patria del grunge, esistesse un locale che celebra “the italian aperitivo”?
Eppure è proprio così. E’ lo stesso bartnder del Barnacle, Damon Dhanens a raccontarci del suo locale dove, a migliaia di chilometri di distanza, collezione e propone drink con oltre cinquanta amari italiani e altrettanti liquori della nostra terra. “Non ho ancora visto un cocktail bar con la stessa selezione a Roma” ci ha confessato, durante la serata Wasted days, organizzata da Federico Tomasselli al Barnum Café di Roma. Dietro al banco del delizioso locale della Capitale, accanto a Damon, un altro bartender proveniente da Seattle, Zach Takasawa, amante ed esperto di mezcal e distillati di agave, che si autodefinisce, con ironia, “a mercenary bartending”. Una ventata di america e american bar ha così invaso le vie del centro, per una serata dallo spirito davvero unico. Per alcuni, infatti, l’unico riferimento possibile per una gestione tanto divertita, sregolata e travolgente del banco potrebbe essere quel Le ragazze del Coyote Ugly, diretto, nel 2000, da David McNally. Anche per noi, infatti, ritrovare un’atmosfera così sfrenata è stata una vera sorpresa. Più che una guest una festa, tutta da dedicare a Federico Tomaselli e al suo “Cuban Saint”, in procinto di partire per la finale mondiale della Bacardi Legacy Cocktail Competition.
Il menù della serata
Al di là dello stile particolare, della gestione del banco, del divertimento (elemento sempre centrale in un luogo come il bar), la serata è stata anche l’occasione per assaggiare dei cocktail gustosi, preparati con vera maestria da Damon Dhanens e Zach Takasawa. Nessuna concezione alla poesia nella creazione dei nomi di questi drink, semplicemente numerati per la serata. Non si poteva che iniziare quindi dal “#1” (Calvados, Vermouth Cocchi, Fernet Branca, Cynar), arrivato direttamente dal Barnacle. Drink complesso ed intenso tanto al naso quanto in bocca, dove il tono leggermente amaro, dato dal taglio di Fernet Branca sul Cynar, lascia lentamente spazio al gusto più dolce e piacevole in cui si percepisce chiaramente il contributo del Calvados Morin
Selection e del Vermouth Cocchi. Dopo in numero uno non può che venire “#2” (Old Overholt Bourbon, Aperol, bitter cinnamon/chocolate), cocktail che sembra richiamare alla mente un “Old-fashioned” dominato dal gusto di malto e lievito restituitogli dal bourbon arricchito da un deciso sentore sour. Ancora tanta Italia con il “#3” (Soledad Mezcal, Rabarbaro Zucca, succo di pompelmo, Binacosarti, bitter al pompelmo) miscelato che, alla vista, potrebbe ricordare un buon tè. In bocca rilascia un’evidente sapore citrico, molto addolcito dal Biancosarti che bilancia anche il tono amaro del Rababaro. Il basso carico alcolico, il gusto morbido, rotondo e delicato, il vago retrogusto di mezcal, sembrano quasi riprendere, anche sul palato, quel ricordo di tè richiamato alla vista. Sensazioni che si abbandonano assaggiato il “#4” (Flor de Cana, Sherry, Fernet Branca, sale), un cocktail davvero particolare in cui la piccola aggiunta di sale crea un ponte fra la parte dolce del Flor de Cana e quella amara del Fernet Branca. Rotondo in bocca, con entrata maggiormente dolce e un bel finale amaro persistente. La chiusura ideale per una serata tanto dinamica e divertente non poteva che essere il bicchiere della staffa, lo shot “#5” (Campari e Fernet Branca in parti uguali), che, anche se bevuto tutto d’un fiato, lascia comunque il tempo di far assaporare il suo carattere indiscutibilmente e chiaramente amaro.

