A volte, di raro, succede che alcuni eventi ti portano in luoghi sconosciuti, che ti sorprendono. Raccontare un’epifania, trasmettere un’emozione è cosa complessa che spesso troppo attiene al personale, ma proviamo.
Succede che un romano (Io) mi trovassi a Padova durante il weekend del 27 e 28 dicembre e succede che in quei giorni, a Padova, facesse un gran freddo e che nevicasse. Ora questa è sicuramente una cosa normale per molti abitanti del nord, una scocciatura per lo più, ma per un romano la neve è sempre accostata a ad un momento di gioia infantile, se ci aggiungiamo l’atmosfera
natalizia, sono prepotentemente tornato bambino. Passeggiando per il centro capito a Piazza Dei Signori il freddo mi conduce forzatamente a trovare un riparo (diciamo che ogni scusa è buona) e decidendo il locale, la mia atavica abitudine a scorgere la bottigliera mi fa optare per un bistrò, il Diemme.
Caldo e accogliente mi trovo subito a mio agio, i tavoli sono ordinati, c’è posto a sedere e ci accomodiamo. Dalla cucina a vista i vapori non sono invadenti, ma piacevoli, subito mi sento comodo e l’atmosfera è positiva. Non conoscendo il locale e non avendo la minima idea della loro offerta (scemo io che non avevo visto il menù) chiedo un “Boulevardier”, drink sicuro, con ingredienti
semplici sicuramente presenti nella bottigliera, la risposta certa affermativa della cameriera alla mia richiesta mi aveva fatto dedurre che ero nel posto giusto.
A quel punto, colto da una folgorazione, o forse da una più semplice necessità e dalla neve che mi ero appena scrollato di dosso, cambio idea sull’ordinazione, e santa sia la mia eterna indecisione. Chiedo alla cameriera qualcosa di caldo, tipo punch, e la risposta arriva immediata, fuliminante, dritta come una sberla in pieno viso che mi sveglia dal torpore dell’ambiente che mi avvolgeva: Vorrebbe un “Blue blazer”? La parola “Blue blazer” echeggia nella mia testa, ora per tutti voi non significa nulla (giustamente), ma per uno che ha creato e dato il nome a una rivista sul drinking chiamandola BlueBlazer la cosa fa effetto,
soprattutto visto che il “Blue blazer” personalmente non l’avevo ancora mai bevuto. Per me era infatti una leggenda, figlia della mitologia legata alla figura di Jerry Thomas. Ma intanto la cameriera aspettava, ed io incredulo: ma proprio il “Blue blazer”? Whisky acqua e zucchero? E lei: no il barman fa un taglio di Rum sulla ricetta classica.
Ovviamente lo prendo e attendo paziente. Paziente non troppo in realtà, mi alzo e vado al bar per vederlo fare e trovo la mia piena soddisfazione. Il barman miscela gli ingredienti nei boccale d’argento, li incendia e comincia a travasarli da un boccale all’altro, il liquido incendiato lascia dietro di se cadendo la tipica fiamma blu e dopo alcuni passaggi tra i due boccali il drink è sufficientemente caldo e pronto.
Il sapore caldo e dolciastro è un tonico che mi desta e mi scalda, non è beverino ovviamente, ma deciso dai profumi inebrianti dell’alcool.
Il mio umore è ormai alle stelle sono felice e appagato, a questo punto abbandono il mio ruolo di cliente e provo ad assumere un atteggiamento un po’ più professionale facendomi portare un menù dei drink. E’ l’edizione per il Natale, 14 drink, tutti personali
rivisitazioni di grandi classici, con prodotti davvero interessanti, arricchiti da diversi home-made. Opto per il “Boulevardier
G.C.” (Bourbon Buffalo Trace, Barolo chinato “Cappellano”, bitter Rouge), twist sul Bulevardier classico, con il Barolo chinato al posto del vermouth e il Bitter rouge al posto del Campari classico, un drink davvero notevole dove ogni sfumatura gusto e ogni odore è ottimamente calibrato ed emerge in tutta la ricchezza all’assaggio.
Gli altri drink sono più o meno noti, anche nello loro varianti, il “Negroni del professore” (Gin del Professore, Marsala De Bartoli 5 anni, bitter Rouge) e il “Martinez del professore” (Genevier, Vermut del Professore, maraschino, angostura) testimoniano che la lunga mano del Jerry Thomas (il locale di Roma) è giunto a queste latitudini, e vedere un po’ di romanità fa sempre un certo piacere.
Parlando con il direttore scopro poi che alla lista dei drink sono accostati altri due menù per il pranzo e per la cena, entrambi ricchissimi per offerta e per qualità. Mi rendo conto che il Gran Caffè Diemme è un perfetto bistrò, aperto dalle 7 alle 24, che sa dare alla clientela un’offerta valida e, nel mio caso, regalare un po’ di calore.
Gran Caffé Diemme
Bistrot, Cocktail bar
Piazza dei signori 17, Padova


