Treefolk’s: pub inglese, cuore italiano

Lo stile è british, nel nuovo whisky bar romano, dove Michele Ferruccio e il suo team introducono una miscelazione avanzata, di effetto sul cliente, ma semplice nella sostanza, che strizza l’occhio alle abitudini anglosassoni, senza dimenticare le radici italiane e in più con zero waste.

 

Quando i romani lasciarono le isole britanniche, le taverne – nate proprio su impulso dell’Impero – lasciarono il posto a strutture che per similarità potremmo associare ai moderni pub. A distanza di qualche migliaio di anni, in quella che fu la capitale di quel centro di potere imperiale, Roma, è nato il Treefolk’s Public House, il twist on classic dei pub inglesi in chiave nostrana. Come a dire che, in ogni caso, lo zampino italico c’è sempre stato, anzi, in questo ultimo caso è pure piuttosto evidente. Non nelle apparenze, bensì nella sostanza.

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Un grande bancone che curva come una elle, con 12 birre a pompa, 8 alla spina (girano a rotazione) e oltre 600 etichette di whisky, sono il segno di una squisita ‘inglesitudine’. L’estetica del locale è un richiamo all’inconfondibile e raffinata atmosfera british, e se non fosse per il biondo Tevere nelle vicinanze, giureremmo di essere nei pressi del Tamigi. Quel che rende però italiana questa nuova apertura, è la proposta enogastronomica. Il buongiorno si vede già dal mattino, che poi di questi tempi pandemici è d’obbligo, motivo in più per rintanarsi al suo interno (apre alle 8:00). Ci accoglie Michele Ferruccio, ragazzo bravo assai e il sostantivo è d’obbligo, vista la classe, ’91. Michele è un FB di tutto rispetto, che conosce le dinamiche dell’accoglienza e come prendersi cura del cliente. Le ha apprese in Basilicata, giocando in famiglia. Il suo stile personale ricorda molto un certo humor britannico – uomo giusto al posto giusto, si dirà – tanto che pare faccia parte del locale da decenni. Siamo qui per fare un’esperienza beverage, accompagnata con del food. Per il Dna che ci contraddistingue, daremo però prerogativa agli assaggi liquidi, anche se per dovere di cronaca possiamo anticipare che il cibo è perfetto, come gli abbinamenti. Così, accolti dal più british dei bartender di romana adozione, iniziamo il brunch che mescola gusti e sapori nazional popolari con quelli d’oltre Manica e oceano.

Il welcome ha il gusto italiano di certi aperitivi d’antan, che in un pub ancora nuovo di zecca con quelle suddette caratteristiche fa risuonare ancor di più il marchio del Made in Italy. Ci piace. “Welcome Mimosa” ripropone in pratica lo storico drink che si inserisce sulla scia del ‘nostro’ Bellini, e che già alla nascita era una variante del Buk’s Fizz (nato a Londra, in un pub omonimo, sottolineiamo). In questo caso oltre al succo di arancia e allo champagne (sì, gli inglesi amano bere champagne a colazione) c’è un estratto di zenzero fresco e dello sciroppo di acero. Scende giù come si addice a una bevanda di consono rinfresco, mentre ci cibiamo di una crocchetta di pullet pork e salsa barbecue alle prugne. La cucina – è ormai stato sottolineato dalla stampa più volte – è gourmet, apprezzata e strizza l’occhio ai prodotti locali. Lo chef è Valerio Mattaccini, artefice di una proposta culinaria insolita per un pub, inglese, a Roma.

 

In un brunch che si rispetti, poi, non manca mai un Bloody Mary. Dalle 6 proposte in carta, arriva lo Scotch & Blood, con una minima dose di Johnnie Walker Black Label, succo di pomodoro ovviamente e, questa la particolare sorpresa, riduzione di brodo di anatra, che contiene tutto il resto che serve alla ricetta, la parte citrica e speziata. E’ servito all’americana, senza ghiaccio.

 

Dopo due portate, com’è buona regola tra gentiluomini di Sua Maestà, passiamo al punch, definito “Real”. Nonostante siano gli ultimi giorni prima dell’inverno, a Roma il clima è ancora decisamente autunnale e viene servito freddo (ma assicuriamo di una sua variante calda e corroborante). E’ come dev’essere un buon punch, amabile e agrumato. Dentro c’è del bourbon, pimento dram, sciroppo di cardamomo e vaniglia, con una buona dose di sidro alla fragola per stemperare la gradazione e regalare ‘fruttezza’.

 

A questo punto si diventa più famelici, l’alcol scorre ormai da tempo in corpo e dopo questi assaggi ‘leggeri’, tanto per farci abituare a questo aperitivo anticipato, post covid, o, se si preferisce, al costume tutto inglese di pasteggiare già di giorno con drink e affini, Michele irrobustisce l’offerta, accompagnando del carpacicecio di carne salata e nocciole, con una variante del Boulevardier. Lo chiama Trickery, un nome incisivo, l’inganno. In effetti ha (solo) le fattezze di una pinta di birra, con tanto di schiuma (al Frangelico).

 

Si chiude col dolce, ça va sans dire, una mousse di zabaione. Cocktail consigliato: Cremini martini. Il ben noto Espresso Martini, qui scomposto nelle sue parti, che il cliente deve rimettere insieme. Ognuno poi gioca a piacer suo con le quantità. Il caffè è una miscela di Etiopia e Panama, di buona corposità e un finale floreale che pulisce la bocca – sì, al Treefolk’s sono specialty i caffè – è servito in una classica caffettiera di casa. A ciascuno, come si diceva, la libido di sollevarlo e mescerlo insieme alla parte alcolica (in una teiera con liquore a base di caffè e whisky home made, due bicchieri con ghiaccio, una porzione di crema di caffè) per trarne giovamento e soddisfazione in coppia (il servizio è per 2).

Quest’ultimo caso esprime la sintesi del pensiero di Ferruccio: “Il futuro della mixology è sempre più legato ad un concetto di semplicità, ricerca di tecniche sempre all’avanguardia e di materie prime, senza mai tralasciare l’effetto wow per sorprendere il cliente”.

E siccome il gioco di squadra è fondamentale, giusto ricordare il team da lui diretto: Gianluca Mazzocchi, Riccardo Gambino, Patrizio Borghi, Cristina Lorenzo per la parte di mixology; Massimo Carpineti per la parte della caffetteria e Claudio Moreschini per il settore birre.

Infine e sono notizie che fanno piacere, tutta la drink list è pensata per voler bene al pianeta, con zero waste. Quindi, quando entrate, potete consumare e sentirvi in pace con voi stessi e col mondo.

 

Cheers.

 

Per info e per il delivery (18.00-22:00):

Treefoolk’s Public House
Viale Trastevere 192
00153 Roma
Tel. +39 0687656024
https://www.treefolkspublichouse.com/

Orari:
Aperto tutti i giorni dalle 8 alle 18

Gaetano Massimo Macrì

Martiniano. Bartender/giornalista. Insegnante di quello che – seppur in molti sembrano esserselo dimenticato – va sotto la voce di “American Bar”. Tradotto significa: esigente bevitore al bancone e miscelatore ignorante, perché, come scriveva un ‘collega’ degli anni ’30 del secolo scorso (Elvezio Grassi in “1000 misture”) l’essere un buon barman è “sapere quanto poco noi sappiamo”. Mi sembra un ottimo punto di partenza. Per questo motivo vado in giro per locali, alla ricerca del mio perfetto martini cocktail, nonché del mio bartender di fiducia. Un po’ Ernest Hemingway, un po’ David Embury, un giorno scriverò anche io una ‘bartender’s guide’ o qualcosa del genere. Infine, ma assolutamente non da ultimo per importanza, ecco alcune disposizioni per chi fosse interessato a farmi da bere. Colui che mi preparerà un buon Americano, avrà la mia simpatia. Colui che saprà costruirmi un Boulevardier degno di nota, otterrà la mia riconoscenza. Se, poi, non solo non disdegnerà un Old Pal, ma sarà in grado di equilibrarmelo nella coppetta, godrà di tutta la mia più profonda stima. Il martini, tuttavia, è un’altra faccenda.

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