Denise Ruscio: ” Con Martini, ora anche a Roma si beve sul tetto del mondo”

A Roma si beve sulle terrazze stellate. Lo stile Martini sposa il fascino degli hotel più belli coi nuovi prodotti  ‘Gran lusso’, ‘Rubino’ e ‘Ambrato’.

Lanciata a Roma la prima di una serie di iniziative da parte della azienda di Pessione, che porteranno i  romani a bere là dove da sempre piace a Martini: la terrazza. È quello, infatti, il luogo che ha

Un momento dell'aperitivo

Un momento dell’aperitivo

contraddistinto  gli aperitivi degli italiani negli anni d’oro della dolce vita, innaffiati dal vermut italiano più venduto al mondo.  A distanza di oltre mezzo secolo, le mode cambiano, ma i ricordi non tramontano. Chissà se Denise Ruscio, brand developper del marchio torinese, avrà avuto in mente proprio quelle immagini amarcord, nel  proporre una serie di appuntamenti sulle terrazze dei più prestigiosi hotel della Capitale. Si è iniziato col  “Christmas Aperitif” al Sofitel. “L’idea di base, in questo caso”, ci ha spiegato la Ruscio, “è quella di  proporre una linea di classici, da un lato, come “Americano”, “Negroni” e “Martini tonic”, e una linea costruita dal  bartender del locale che ci ospita. Ovviamente con l’obiettivo di ideare cocktail che esaltino i nuovi prodotti  di casa Martini“. Parliamo del Gran Lusso, del Rubino e dell’ Ambrato.  Mirco Cagnazzo Della Tolla, del Sofitel, si è divertito con  tre proposte: il “#ViaLombardia47” (Martini Rubino, Cynar, agricanto, cherry bitter, assenzio), l'”Ambra, Pedro e zio Pepe” (Martini Ambrato, Sherry Pedro, Tio Pepe, miele all’arancia, scorze di arancia) e il “Torino – Bologna” (Martini Gran Lusso, Montenegro, Unicum, Galliano).  Iniziative come questa andranno avanti per altri mesi ancora, sia di nuovo al Sofitel e, ultimati gli accordi,  anche in altre location. L’importante è che siano terrazze d’hotel. In questo modo i luoghi del ber miscelato  più eleganti, ma anche

Mirko Cagnazzo Della Tolla e i suoi drink

Mirko Cagnazzo Della Tolla e i suoi drink

più lontani dalla gente ­ parliamo appunto dei bar di hotel ­ aprono le porte al mondo  esterno. Si tratta di quegli ambienti un po’ ostili, se visti da fuori, in cui la gente che sta ‘in basso’, per  strada, ha timore ad entrare. Diversamente da quanto avviene in altre capitali europee e non solo. L’hotel è,  per antonomasia, il luogo deputato agli incontri, di piacere o di affari o semplicemente fortuiti, tra persone di  passaggio, condito da una dose di internazionalità che lo legittima come un trionfo del multiculturalismo. È  la casa del parere miscelato, prima ancora che del bere. Davanti ai banconi dei più prestigiosi alberghi del  mondo sono nate amicizie, amori, si sono gettate le basi di business milionari. La gente, soprattutto qui in  Italia, deve ancora capire che la porta girevole di una dimora stellata può essere attraversata da tutti. Tutti coloro  che desiderano un luogo accogliente, raffinato, in cui trascorrere qualche ora di piacere. Il costo, si può  intuire, è più elevato, ma molto meno di quanto si creda. Spesso, con quella manciata di euro in più (dai tre  ai cinque) è possibile sedere in luoghi carichi di fascino, dove il savoir faire è lo stile che caratterizza la  serata. Ecco perché a noi di BlueBlazer eventi di questo tipo piacciono e li sponsorizziamo. Bisogna portare  il pubblico negli alberghi, far capire che non sono luoghi inaccessibili (anche e soprattutto economicamente). Vedere la gente sulla terrazza del Sofitel, appositamente per il “Christmas Aperitif”, è il  segno che si sia centrato l’obiettivo. Spingere il pubblico in quegli ambienti eleganti, non è un incentivo  all’alcolismo, anzi, proprio l’esatto contrario. E se a riuscirci è un grande brand, chiamatela pure pubblicità,  ma ben venga.  La nostra esperienza al Sofitel è stata positiva. Una splendida terrazza, una elegante atmosfera, la musica  a tema, un po’ di swing, cocktail dai sapori ‘italiani’, tutto nell’insieme ci ha regalato emozioni.

Gaetano Massimo Macrì

Martiniano. Bartender/giornalista. Insegnante di quello che – seppur in molti sembrano esserselo dimenticato – va sotto la voce di “American Bar”. Tradotto significa: esigente bevitore al bancone e miscelatore ignorante, perché, come scriveva un ‘collega’ degli anni ’30 del secolo scorso (Elvezio Grassi in “1000 misture”) l’essere un buon barman è “sapere quanto poco noi sappiamo”. Mi sembra un ottimo punto di partenza. Per questo motivo vado in giro per locali, alla ricerca del mio perfetto martini cocktail, nonché del mio bartender di fiducia. Un po’ Ernest Hemingway, un po’ David Embury, un giorno scriverò anche io una ‘bartender’s guide’ o qualcosa del genere. Infine, ma assolutamente non da ultimo per importanza, ecco alcune disposizioni per chi fosse interessato a farmi da bere. Colui che mi preparerà un buon Americano, avrà la mia simpatia. Colui che saprà costruirmi un Boulevardier degno di nota, otterrà la mia riconoscenza. Se, poi, non solo non disdegnerà un Old Pal, ma sarà in grado di equilibrarmelo nella coppetta, godrà di tutta la mia più profonda stima. Il martini, tuttavia, è un’altra faccenda.

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