Continunano i nostri incontri ai protagonisti della Diageo World Class 2021 con l’intervista a Mattia Lotti
Raccontaci la tua formazione professionale e, in primis, da dove arriva la tua passione per il bartending…
Buongiorno,
mi presento, mi chiamo Mattia Lotti, ho 31 anni e ad oggi sono socio del Freestyle a Scandiano (Reggio Emilia) e Brand Ambassador di Sabatini GINO°.
La mia formazione ha inizio dietro ad un bancone in discoteca.
Inizialmente era un secondo lavoro per arrotondare, poi ad un certo punto mi sono accorto che non volevo più abbandonare il bancone e dopo anni di conflitti interiori mi sono detto,” voglio fare il barman” e così ho lasciato il mio posto fisso da impiegato, iniziando a cercare lavoro in bar poi piano piano in cocktail bar facendo alcune esperienze fuori dalla mia città ed anche all’estero fino ad arrivare ad oggi.
In primis, il bartending, mi ha fatto scoprire un mondo mai noioso, sempre in movimento e alla ricerca di novità, un mondo che porta ad essere sempre aggiornato tramite studi e ricerche.
Altra parte fondamentale è stato il rapporto con la clientela, con i pro e i contro dell’essere oste, cioè, quella che tutti noi chiamiamo ospitalità.
L’edizione di questa WorldClass è stata inequivocabilmente unica. Esibirsi su una piattaforma online come ha modificato l’approccio alla gara?
Esibirsi su una piattaforma online, ha modificato sicuramente il mio approccio alla gara che è stato diverso dal solito, anormale.
Allo stesso tempo, incontrando una nuova difficoltà, ti metti in gioco e cerchi di dare il massimo, come facciamo tutti i giorni sul lavoro e nella nostra vita quotidiana.
Senza emozioni per l’esecuzione del cocktail – solo da presentare – la sfida è stata più sul concept e si affida molto alla narrazione. Quali sono state le difficoltà? Lo speech, la ricerca di informazioni, convincere la giuria?
La ricerca delle informazioni è alla base del nostro lavoro, se non si è curiosi e perseveranti non riusciremo mai ad elevare e a affinare la nostra conoscenza.
Per quanto mi riguarda la difficoltà è stata proprio quella nello story telling del mio cocktail (A BEE C), quindi convincere anche la giuria.
Purtroppo questo momento storico, temporaneamente, ci ha tolto la magia del bancone, ma alla stesso tempo ho capito che posso sempre migliorarmi, quindi ho deciso di iscrivermi ad un corso di comunicazione, così da crescere sempre di più.
Il bicchiere bisogna sempre vederlo mezzo pieno, parola di Bartender.
Quale è, secondo te, il segreto per un cocktail perfetto? Quando un nuovo cliente arriva al tuo bancone cosa noti subito che ti possa aiutare a capire gusti e preferenze per creare il drink cucito su misura?
Il mio segreto è semplicità con ricercatezza, promuovo molto lo stile di Twist on Classic e di Less is More.
Penso che il Cocktail cucito su misura sia la più grande difficoltà che i Bartender incontrano tutti i giorni, ed è il nostro passe-partout per conquistare il cliente.
Prima di tutto, hospitaity: ovvero farlo sentire a suo agio.
Dopodiché un prezioso insegnamento che ho avuto in Giappone, è il porre gentilmente all’ospite qualche domanda sullo stile di bevuta, su i suoi gusti principali, cocktail e spirito preferito in modo da porter creare un cocktail sartoriale che lo vesta perfettamente.
Quale è il tuo spirito o ingrediente preferito e perché? E quale il drink che preferisci bere e perché?
Partendo dal presupposto che adoro tutto dalla fermentazione alla distillazione fino alla bottiglia, non ho nè un cocktail nè uno spirito preferito, nel senso che dipende dalla compagnia, dal luogo, dal momento e dalla stagione, in base a queste varianti quello che deciderò di bere diventerà automaticamente il mio preferito.
Ad esempio un freschissimo Mojito non lo ordinerei mai con la neve fuori, forse con la grandine.
Tornando a questa edizione della world class chi vincerà secondo te? Quali sono i concorrenti che ti hanno impressionato di più?
Vivendo e lavorando a Reggio Emilia, una piccola realtà a confronto con altre città, il mio supporto e tifo va naturalmente a Gabriele Zambelli, colonna portante del “treppiedi reggiano” insieme a me e a Samuele Verri, quindi forza Gabri e SPACA TÖT!
Detto questo, spererei che vincesse lui, per l’amore, la dedizione, il talento ed i sacrifici che ha dato e continua a dare a questo mestiere da ben oltre 20 anni senza raccomandazioni.
Inoltre ci lega una storia bellissima, che servirebbe un’altra intervista per raccontarla, in breve, il mio maestro, amico, anni fa collega e chissà nel prossimo futuro..socio?!
Il cocktail
A BEE C
60 ml Ketel One Vodka (infusa con fiori di crisantemo essiccati)
15 ml Miele Millefiori con zenzero e limone (azienda Api Libere) 3:1 (soluzione tagliata con sciroppo semplice)
5 drops Propoli (azienda Api Libere)
Garnish: Polvere di polline (azienda Api Libere) (possibilmente a forma d’ape)
Tecnica: Stir & strain (prima con ghiaccio cubetti Hoshizaki poi versare su cubo di siero del latte congelato)
Bicchiere: Old Fashioned
Ghiaccio: Cubo (5×5) al siero del latte
A BEE C
Nasce dal concetto di rinchiudere in un unico cocktail, l’ABC della parola cocktail e i sapori unici, sorprendenti dei prodotti dalle Api, miscelati con Vodka Ketel One infusa con fiori di crisantemo essiccati che doneranno un sapore floreale e leggermente piccante che si legherà molto bene allo zenzero e al limone del miele.
Il tutto sostenuto dal ghiaccio aromatizzato al siero di latte, che mano a mano si diluirà donerà al cocktail un gusto sorso dopo sorso differente, avendo un gusto umami.
Un drink perfetto per un dopo cena, da degustare, assaporando a pieno l’intero mondo affascinante delle api.


