Il Marchese, primo amaro bar d’Europa

Profuma di tradizione, della Roma dei papi, semplice e schietta; guarda in avanti, con la ricchezza di chi ha oggetti spariti e ritrovati, sancendo l’indipendenza dell’’amaro-virtù’

Nella Roma papalina ‘er sor marchese’ era un’espressione ben nota. Per gli amanti della celluloide è rimasta appiccicata addosso all’Albertone nazionale, che nel film di Monicelli interpretava ‘Il marchese del Grillo’. Ebbene, non lontano dalle residenze del Papa, in pieno centro storico, sorge adesso ‘Il Marchese. Osteria – Mercato – Liquori’. Ha un vezzo, importante, specie di questi tempi in cui le novità stentano a

Il banco de Il Marchese

Il banco de Il Marchese

palesarsi: è il primo amaro bar d’Europa.

Sicché, nella patria della liquoristica – che non è solo dedita a bitter e vermut (forse ci hanno un po’ stancato) – qualcuno ha pensato bene di aprire uno spazio dedicato a quello che per tradizione sappiamo fare meglio: il liquore, quello amaro. Lupus in fabula del locale è l’esperto Matteo Zed, al secolo Matteo Zamberlan, rientrato, almeno per l’occasione, dal periodo americano, perché, proprio come recitava nel citato film, Sordi: “quanno se scherza, bisogna èsse’ seri!”. L’idea è davvero interessante e la sua realizzazione deve aver richiesto un lungo lavoro di ricerca – da Nord a Sud tra gli amari del Bel Paese – che sicuramente è ancora in fieri. La tavolozza dei colori usata da Zed e il suo staff, al momento ha dipinto un quadro completo, fatto di sapori e aromi che caratterizzano l’Italia intera. Il Marchese, coi suoi quasi 500 amari è, in sostanza, una cartina aromatica della Penisola.  Dall’alto in basso dello Stivale, si va da quelli più balsamici, a quelli più agrumati. Ogni mese vengono selezionate 30 proposte in evidenza, per consentire una scelta più adeguata e completa.  Ai viziosi e curiosi consigliamo la verticale di 6 brand vintage, dagli ’50 agli anni ‘70. La lista dei cocktail non poteva che essere ‘amaro oriented’, divisi in tre macro categorie: negroni style, signature e stagionali. Non potevano mancare gli unforgettable e i grandi classici. Noi, per esempio, abbiamo provato anche un “Dry Martini”, rivisitato con

Il menù del locale

Il menù del locale

l’Amaro Centerbe. Perfetto. Da sottolineare la lettura del menu, semplice e istruttiva. Non solo per il cliente interessato, ma anche per quei giovani bartender che dopo mille masterclass dedicate a spirits esteri, ignorano la conoscenza e la ricchezza dei nostri amari, che può essere usata con lo shaker. Sedersi all’Amaro Bar del Marchese, dunque, è un’esperienza che ci mancava e che consigliamo di fare. Più e più volte. La speranza è che possa diventare un polo di attrazione e una vetrina per quei piccoli brand – ce ne sono tanti, alcuni li abbiamo conosciuti proprio lì una sera – che le consuete regole del mercato tagliano fuori dai confini dei loro paesini di produzione, ma che per pedigree non avrebbero nulla da invidiare a nessuno. Chi meglio di un ‘sor marchese’ potrebbe (ri)metterli in auge?

La cucina è affidata a Daniele Roppo, allievo di Arcangelo Dandini, che può sfruttare un vero e proprio piccolo mercato all’interno dell’osteria. Nella fascia diurna è possibile acquistare al banco alimentare anche da fuori. E al calar delle tenebre? E’ lì che l’atmosfera muta, facendo entrare in scena l’altra anima godereccia che ricorda sempre la Roma dell’Ottocento.
Il Marchese, infatti, ha spazi costruiti per essere vissuti in maniera differente. Si è voluto giocare con la

Negroni Style

Negroni Style

tradizione e l’innovazione. Ogni mattina, tra le 11 e le 12, la madre dello chef impasta a mano, a vista del passante, nel centro della sala. Dal regno della tradizione a quello della innovazione, il passo è breve. Pochi centimetri più in là, il bancone progettato dallo stesso Zed, sullo stile del glorioso Death Rabbit di New York, che ha conosciuto bene, avendo lavorato al Black Tail. “Mi trovo bene, mi piace come impostazione, mi permette di lavorare in maniera veloce, offrendo la massima cura sia nella costruzione del drink, che nell’attenzione al cliente”, confessa Matteo. Per cui, alla fine, la storia monicelliana rivisitata in salsa liquida è la seguente: di giorno potete godervi la casa del carbonaro, mentre la sera siete ospiti in casa del marchese.  Perché, in fondo, come si diceva all’inizio: quanno se scherza, bisogna èsse’ seri!

Dove: via di Ripetta 162
Quando: tutti i giorni, dalle 11:30 all’1:00
tel. 06 90218872
http://www.ilmarcheseroma.it/

Gaetano Massimo Macrì

Martiniano. Bartender/giornalista. Insegnante di quello che – seppur in molti sembrano esserselo dimenticato – va sotto la voce di “American Bar”. Tradotto significa: esigente bevitore al bancone e miscelatore ignorante, perché, come scriveva un ‘collega’ degli anni ’30 del secolo scorso (Elvezio Grassi in “1000 misture”) l’essere un buon barman è “sapere quanto poco noi sappiamo”. Mi sembra un ottimo punto di partenza. Per questo motivo vado in giro per locali, alla ricerca del mio perfetto martini cocktail, nonché del mio bartender di fiducia. Un po’ Ernest Hemingway, un po’ David Embury, un giorno scriverò anche io una ‘bartender’s guide’ o qualcosa del genere. Infine, ma assolutamente non da ultimo per importanza, ecco alcune disposizioni per chi fosse interessato a farmi da bere. Colui che mi preparerà un buon Americano, avrà la mia simpatia. Colui che saprà costruirmi un Boulevardier degno di nota, otterrà la mia riconoscenza. Se, poi, non solo non disdegnerà un Old Pal, ma sarà in grado di equilibrarmelo nella coppetta, godrà di tutta la mia più profonda stima. Il martini, tuttavia, è un’altra faccenda.

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