Cinque domande per reagire alla crisi: Giovanni Allario

Continua il nostro viaggio in giro per i più importanti cocktail bar del mondo. Dall’Asutralia si rientra in Europa, esattamente in Francia per incontrare Giovanni Allario de Le Syndicat di Parigi.

Ciao Giovanni, grazie innanzitutto della tua disponibilità. Raccontaci brevemente chi sei.

Ciao! Sono Giovanni, 28 anni, nato a Caracas (Venezuela) e cresciuto a Genova, anche se ormai sono passati più di 4 anni dal mio arrivo a Parigi!

Giovanni Allario

Giovanni Allario

Dopo poco meno di un anno di lavoro da Danico sono arrivato a Le Syndicat in un momento di transizione dovuto all’apertura del secondo bar, La Commune. Ora, dopo tre anni, sono da solo a capo del bar con tutti i pro e i contro.

Puoi descrivere, in poche parole, il tuo bar, la sua atmosfera e la tua filosofia di bar?

La “figata” (passatemi il termine) de Le Syndicat è innanzitutto il concetto: 100% Alcolici francesi, e, grazie a Dio, c’e’ una ricchezza di scelta impressionante, anche se la mancanza di qualche tipologia di prodotto ti spinge ad essere piu creativo o a cercare meglio dei sostituti.
 Non troppo indietro a livello importanza per il bar c’e’ l’atmosfera; il bar si trova in un quartiere in cui fino a poco meno di dieci anni fa entrare era gia di per sè pericoloso e per poter avere una clientela locale era obbligatorio avere un approccio piu rilassato rispetto a un cocktail bar classico. Il risultato è un gioco sui contrasti: alcolici con tanta storia e un po “vecchi”, musica hip-hop, decò un po’ “destroyed” con elementi di lusso (marmo,oro) e ambiente decontratto.

Venendo alla crisi che stiamo attraversando, come hai reagito umanamente, psicologicamente alla diffusione del virus e alla successiva chiusura?

Tutta la situazione attuale ha un aria surreale alla cui ero piu preparato dei francesi solo per il semplice fatto di parlare costantemente con la mia famiglia a Genova. La chiusura del bar ed il confinamento obbligato non mi hanno abbattuto però personalmente, anzi sono arrivati un momento in cui avevo bisogno di staccare un po’. Non dico che siano tutte rose e fiori ma in questi due mesi ho ripreso a fare sport, dormire un numero di ore sensato e mangiare meglio. Sto anche iniziando a fare dei giri per donare cibo ai senzatetto che purtroppo con meno gente nelle strade e commerci chiusi soffrono piu di

Le Syndicat

Le Syndicat

prima.

Quando ti è stata annunciata la fine del lockdown quali sono state le azioni concrete che hai messo in atto per far ripartire il tuo locale?

Anche al bar non siamo rimasti con le mani in mano. Vivo con la mia ragazza che lavora anche lei al bar e si occupa anche dei social e comunicazione per il gruppo. Ci siamo detti che vista la situazione il solo modo per essere sicuri di restare visibili e vicini ai nostri clienti era comunicare più e meglio di prima. Così abbiamo deciso di postare su Instagram una ricetta di cocktail al giorno, fatti con prodotti accessibili e facili da trovare in qualsiasi casa o mettere in avanti i membri del team con qualche video esplicativo/pedagogico con il solito approccio easy e “relatable” che trovi al bar tutti i giorni .
Risultato: raddoppiato il numero di follower in un mese e un

Pomme de Mer

Pomme de Mer

sacco di richieste dalla stampa. 
Abbiamo anche quasi ultimato i dettagli per il nuovo menu che avremmo dovuto lanciare a fine maggio ma abbiamo posticipato.

Cosa suggerisci a chi dovrà affrontare la fase di riapertura a breve?

Ora che il lockdown e’ quasi finito stiamo pensando a come poter differenziare l’offerta al bar per poter sopperire all’affluenza ridotta che sicuramente ci sara, siamo ancora in fase di riflessione visto che in Francia non e’ ancora stata fissata una data ufficiale per la riapertura dei bar. Forse questo e’ il consiglio piu importante, restare fedeli al proprio DNA ma cercare un modo di differenziarsi o reinventare quello che gia facciamo bene.

Giampiero

Dal cinema al whisky il passo può esser breve. Basta fare un viaggio in Scozia, perdersi magari nel cuore delle Highlands, e ritrovarsi a chiacchierare in un piccolo pub di Ullapool parlando di torbatura e imbottigliamenti. Nasce così una passione travolgente, girando l’Italia, l’Europa (e non solo) di degustazione in degustazione, di locale in locale... alla scoperta del meglio che questo universo può offrire. Cocktail preferito: Rob Roy Distillato preferito: Caol Ila 25 yo

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