Continuano i nostri incontro con i protagonisti della Diageo World Class 2021 con l’intervista a Daniele Macciò, di rientro da Londra e pronto a farsi conoscere anche nel nostro paese.
Raccontaci la tua formazione professionale e, in primis, da dove arriva la tua passione per il bartending…
La mia prima esperienza nel mondo dell’hospitality l’ho avuta a 14 anni dove durante le vacanze estive lavoravo nella pizzeria di paese.
Al tempo però non immaginavo che il bartender potesse essere un lavoro.
A 25 anni mi trasferisco a Londra dove ovviamente passo il test da lavapiatti e dopo pochi mesi inizio a lavorare in un pub.
Conosco la mia attuale ragazza che lavorava in un rum bar, Burlock, ed inizio ad affiancare il team come barback per poi finire al bancone.
Dopodiché ho un’ottima esperienza al The Ned ed infine al Great Scotland Yard Hotel nel whisky bar, Síbín.
La mia passione per il bartending c’è sempre stata, alle feste di compleanno da ragazzini ero quello che preparava da bere e improvvisava cocktail solitamente disgustosi, ma ci mettevo tutto me stesso e gli amici apprezzavano.
Sono tornato in Italia a Gennaio dopo 6 anni a Londra e ora sono pronto a scoprire e farmi conoscere in patria.
L’edizione di questa WorldClass è stata inequivocabilmente unica. Esibirsi su una piattaforma online come ha modificato l’approccio alla gara?
Questa edizione di World Class seppur diversa è stata davvero fantastica. In poco tempo ho potuto legare con un sacco di persone, fare nuove conoscenze e imparare molto. È vero, di persona sarebbe stato meglio, ma devo ammettere che c’è stato molto più “contatto” di quanto possa apparire. Il mio team in particolare, guidato dal grandissimo Tommy Colonna, è stato un pozzo di idee e divertimento ed in poche settimane posso dire di aver stretto amicizie fantastiche.
L’approcio alla gara ovviamente è stato diverso e forse ancora più difficile in quanto dietro uno schermo non è semplice far trasparire la passione, il gusto del cocktail o il concetto di hospitality appunto.
Senza emozioni per l’esecuzione del cocktail – solo da presentare – la sfida è stata più sul concept e si affida molto alla narrazione. Quali sono state le difficoltà? Lo speech, la ricerca di informazioni, convincere la giuria?
La sfida online è stata davvero interessante e divertente. Ha tirato fuori l’attore che è in noi e ovviamente c’era necessità di un effetto wow per stupire la giuria e far vivere loro l’esperienza a distanza. Sicuramente il fatto di non indossare la mascherina durante la live mi ha permesso di mostrare un sorriso che quasi mi ero scordato di avere. Più che di difficoltà parlerei di approccio, che è stato ovviamente diverso, ma penso che nel nostro lavoro siamo abituati a situazioni e sfide diverse ed è stato qualcosa che sicuramente mi porterò dietro.
Quale è, secondo te, il segreto per un cocktail perfetto? Quando un nuovo cliente arriva al tuo bancone cosa noti subito che ti possa aiutare a capire gusti e preferenze per creare il drink cucito su misura?
Il segreto per un cocktail perfetto a mio parere non è il cocktail in sé ma l’atmosfera. Dopodiché è ovvio che sia necessaria una capacità di esecuzione il più elevata possibile ma saper accogliere un cliente come se fosse un ospite in casa nostra, farlo sentire importante e prepararlo a gustare un cocktail sono le ragioni che renderanno il nostro cocktail perfetto.
Per quanto riguarda gli ingredienti in particolare di solito divido in macro categorie quali dolci, sour, bitter ecc… Poi si rimpicciolisce l’insieme quindi andremo a chiedere se il cocktail deve essere più o meno forte, un Highball semplice e rinfrescante o un Martini complesso e prepotente. Cerco sempre di portare il cliente un po’ fuori dalla sua comfort zone, mantenendo le richieste di base ma magari aggiungendo qualcosa di nuovo o diverso, twist orizzontali o verticali per esempio.
Di solito mi piace tenere per ultima la scelta dello spirito da utilizzare così da poter mostrare all’ospite la versatilità dei distillati aprendo anche un po’ la loro visione e sfatando il mito per cui il whisky è una bevanda forte, il gin va solo con la tonica o il rum è dolce.
Quale è il tuo spirito o ingrediente preferito e perché? E quale il drink che preferisci bere e perché?
Il mio spirito preferito è il rum, negli ultimi anni complice aver lavorato in un whisky bar mi sono aperto moltissimo al whisky appunto che ricopre un solido secondo posto nella mia classifica personale. Per quanto riguarda il rum l’ho sempre amato e il mio primo lavoro come bartender in un rum bar non ha fatto che aumentare questa passione.
Ho molti ingredienti preferiti ma quello che nei momenti difficili dietro al bar mi salva spesso è lo zenzero, in forma di sciroppo o ginger beer. Dai, a chi non piace lo zenzero?
Penicillin, Dark’n Stormy ecc… Sono una sicurezza, piacciono e si bevono in qualsiasi momento.
Tornando a questa edizione della world class chi vincerà secondo te? Quali sono i concorrenti che ti hanno impressionato di più?
Per quanto riguarda questa edizione faccio ovviamente il tifo per Hannetta, non solo perché compagni di squadra nella fase precedente, ma perché ha saputo centrare appieno l’obiettivo della live, ha saputo stupire ed emozionare non solo i giudici ma anche tutti gli spettatori.
È stato come essere a teatro.
Il tutto utilizzando una lingua che non è la sua.
Fantastica!
Il cocktail
CICHÈT
3 parti vodka Ketel One
1.5 parti Idromele di Millefiori
1 parte sciroppo di Cognà
Con il nome “Cichèt” in dialetto si intende il bicchiere da shot, ma trovarsi per un Cichèt significa bere qualcosa con gli amici, non fare shot.
È dunque un significato di aggregazione e unione che benissimo si sposa con l’idea di alveare che andava sviluppata durante questa fase di World Class.
Ho scelto dunque Dogliani, il mio paese natale per dar vita al mio alveare grazie alla collaborazione di 5 amici.
Matteo Devalle ha disegnato l’etichetta.
Il padre di Matteo, Daniele, mi ha seguito durante tutto il progetto contribuendo a creare l’idromele utilizzato nel cocktail.
Il vino biologico utilizzato nel drink è di Nicholas Altare.
Dennis con il suo orto botanico mi ha fornito i semi necessari alla creazione di un pezzo di carta pronto a germogliare.
Infine Yuri nella sua enoteca “Il Vinoso”, ha messo in vendita il mio cocktail.
La cognà è una marmellata a base di mosto, tipica delle mie zone.
Ho utilizzato il vino al posto del mosto, infuso con frutta sciroppata.
Inoltre sul barattolo, completamente riutilizzabile, prima che riciclabile è presente un Q-Code che rimanda ad una pagina da me creata dove troverete importanti informazioni relative al mondo delle api e al nostro.



