Head to Head bar competition: ottava sfida

L’head to head è giunto alla sua ultima sfida eliminatoria, per ospitare questa gara è stato scelta l’elegante cornice del “Salotto 42”, signorile locale situato a Piazza di Pietra nel cuore del centro di Roma. Un round di Head to Head veramente significativo per noi di BlueBlazeR, visto che il nostro direttore, Giampiero Francesca era tra i tre giudici della gara. Oltre a lui, a sedersi sugli sgabelli di fronte al bancone, Patrick Pistolesi (Barnum) e in rappresentanza del “Salotto 42” Alberto Caleffi e Andrea Scarimbolo.

Il banco – A presentare il bancone del “Salotto 42” due partecipanti ai precedenti round: Gianluca Vino (concorrente della prima sfida) e Luca Di Carmine (che ha preso parte alla seconda). Un’ampia scelta di prodotti quella proposta dal locale, con una vastissima gamma di home made, tra i quali alcuni ci hanno colpita per particolarità: liquore al Manhattan, centrifuga di zenzero, agave infusa alla salvia, poi un rum head to head ottava sfidaaromatizzato alla fava di Tonka, vodke particolari ( al peperoncino e al lemongrass), un gin al cardamomo, e per concludere un’ottima spuma al chinotto.

La gara – La prima sfida è tra Cristiano Mazzanti e Lorenzo Marioni, base selezionata la vodka Moskovskaya . Il primo, che risulterà vincitore, propone un “zenzerini” ovvero un vodka martini aromatizzato allo zenzero e al cardamomo. Mentre il secondo ci offre un “Moscow Mule” alternativo “alla Brown” fatto con un pestato di cetriolo , zenzero e lime. Nel secondo faccia a faccia, vista la scelta del Rhum Ambrè Agricole Martinique J.Bally , Alessandro Serrani ci conduce sulla rotta del Rhum tra i marinai britannici con il suo “Alex Grog” ( Infuso di Tè, Rhum, lime, Sciroppo di cannella, sciroppo di miele). Mentre Gianfranco Azzarone gli contrappone  un  “Mary Pickford” all’italiana argutamente ribattezzato “Moana Pozzi”. A passare il turno è Alessandro Serrani, che ha veramente incanto con il suo racconto del drink. Per la terza sfida il prodotto scelto è per uomini forti, l’irish whiskey Paddy. Si sfidano Rosario Agosta e Alessandro Bolzonella. Il primo prepara un “Paddy all’italiana” ( l’irish tagliato con il Vermouth Cocchi, poi assenzio nel bicchiere, il tutto composto da 10 ml di Campari, 10 ml di Rabarbaro Zucca e uno spoon di Punt e Mes), ma il cocktail vincente sarà il “sour Salviami” di Bolzonella, dove a essere miscelati con il Paddy sono sciroppo d’agave, lime, caffè, more e salvia. Ultimo quarto di finale Mirko Barranca vs Lorenzo Guida, tra di loro il Martini Rosso Gran Lusso. Il primo vince con un twist sul boulevardier il “Prete Mark” (Maker’s Mark, 30 ml di Rabarbaro Zucca, 25 di Vermouth, 2 dash di lemon bitter e uno dell’Elisir del prete), su un drink a base di vermouth e Buffalo Trace. Head to head giuria

Iniziano le semifinali e iniziano le difficoltà aggiuntive. La prima sarà quella di usare solo 10 ml di Tequila Herradura Reposada per la sfida Mazzanti contro Serrani, quest’ultimo vincitore. Il primo crea un “Mexicanhattan”, ovviamente un twist sul “Manhattan” con Mezcal Siete Misterios e Vermouth Berto, il secondo modifica un “old fashioned” tramutandolo nel suo “vecchio Messicano” ( Tequila, Mezcal Siete Misterios, bitter al limone). Veramente difficile la seconda semifinale tra Mirko Barranca e Alessandro Bolzonella, tra il non poter shakerare e un misterioso gin filippino dal nome di Ginebro S. Miguel. I due contendenti si sfidano con due twist su dei classici: il primo sul Negroni ( 10 ml di vodka al peperoncino, Vermouth Cocchi, taglio bitter con 30 ml di Campari,guarnizione di basilico e peperoncino, tecnica throwing). Il secondo propone un twist sul Martinez detto “Martin Scorzese” ( 30 ml di gin tagliati con 3° ml di Beefeater, 40 ml di Vermouth Cocchi, spuma di chinotto come topo e tre dash di orange bitter). Alla finale va Mirko Barranca e il suo “martinez”.

La finale – Quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare. Così Alessandro Serrani e Mirko Barranca dovranno domare 40 ml di Sambuca Molinari. Un compito veramente difficile per i giudici decidere tra il “Transalpino”di Alessandro ( 40ml Sambuca, 40 ml di Cognac della casa con infusione di sigaro, orange bitter) e  il “Samgrape”, un sour,  di Mirko ( 40ml Sambuca, 40 ml di lime, 10 ml di sciroppo di pompelmo rosa e bianco d’uovo); infatti i tre optano per un pareggio. A decidere chi andrà alla finale del Jerry Thomas Speakeasy sarà la perfetta realizzazione di un “cocktail Martini” con Tanqueray  e Martini Dry. L’ottava manche dell’Head to Head va a Mirko Barranca che grazie a un’ottima interpretazione della liturgia del Cocktail Martini riesce a superare Alessandro Serrani.

Intervista al vincitore dell’ottava sfida di Head to Head Bar Competition Mirko Barranca

Raccontaci la tua storia

Io all’inizio volevo fare il cuoco, ma poi un mio amico che partiva per l’Australia mi ha chiesto se mi sarebbe piaciuto lavorare dietro un bancone di un bar, visto che mi piacevano tanto la vita notturna e i drink. Mi sono detto perché no, così ho iniziato a lavorare al Friends a Via della Scrofa, e così mi sono sempre più appassionato a questo mondo, migliorandomi e cercando di provare a fare sempre cose nuove. Adesso lavoro al Pimm’s Good e sono molto contento perché i proprietari mi stanno dando tanta fiducia sul rinnovo del bar, sul menù, sui drink. E’ bello avere la fiducia dei datori di lavoro. Io ho studiato la mixologia, ma preferisco basarmi di più sui gusti, facendo affidamento al mio palato, riuscendo a soddisfare anche le richieste estemporanee di un cliente.

Quanto ti è servita durante la gara la tua esperienza quotidiana dietro al bancone?

Tantissimo. Io come bartender cerco di capire cosa vuole il cliente, cosa gli piace bere, quale è il suo distillato o liquore preferito, e cerco sempre di accontentarlo al meglio. Mi piace rapportarmi con il cliente e renderlo felice. La cosa bella è che dopo che lo hai reso felice, ti chieda un altro drink. L’aver azzeccato il giusto ingrediente, il giusto sapore per quel cliente è proprio una soddisfazione immensa.

Durante la finale si sono affrontati due modi diversissimi di intendere il ruolo del barman, cosa ne pensi?

Io dico sempre che ci sono due tipi di bartender. Uno è quello classico, professionale, che non ride. Dal mio punto di vista se devo entrare in un locale dove il bartender neanche fa un sorriso, non mi rende complice, non parla con me che sono seduto al banco ma è preso totalmente dal lavoro, probabilmente lì mi prenderò solo un drink  e poi non ci ritornerò più. Io preferisco un barman che si  è bravissimo nel suo lavoro ma che riesce a catturare le persone, che riesce a far sentire il cliente come a casa sua. Per me bere al banco è la cosa più bella perché hai la possibilità di vedere il barman al lavoro, che cosa ti sta preparando, così puoi anche fargli qualche domande sul cocktail. Io mi rispecchio molto in questo tipo di bartender, un bartender che parla con il cliente, che gli chiede cosa vuole o non vuole, un bartender che ride e sorride.

 

 

Fabio

Iniziata la mia carriera bevendo sidro per tutti i pub del quartiere Prati di Roma, fatale fu un viaggio in Scozia che mi fece scoprire le gioie della birra e del Whisky, per poi consacrarmi al luppolo sulle strade del Belgio tra Trappisti e Lambic. Dal pub sottocasa al micro birrificio più sperduto, dal Manzanarre al Reno, dalla Gran Bretagna alla Scandinavia, in una costante ricerca della birra più introvabile; senza mai disdegnare un buon distillato o un ottimo cocktail. Birra preferita: La Duchesse de Bourgougne (una Flanders Red Ale della Brouwerij Verhaeghe Vichte) è stata per anni la mia compagna preferita; Cocktail preferito: MIlano – TOrino, in fondo siamo pur sempre italiani; Distillato preferito: Sarò uno dei pochi a dirlo ma…Scapa!

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