Inizia la gara dei giovani barman romani (e non solo). Infatti sarà la meglio gioventù della mixology nostrana a sfidarsi a colpi di shaker, manhattan e sour. A introdurci alla competizione non poteva che essere il locale dei grandmaster , degli ideatori della competizione Cristian Lorusso e Daniele Cicchinelli che la ospitano nel loro luogo di lavoro e creazione il Friends Cafè in Via Piave 71, incastonato nelle mura Aureliane, linea di confine tre la Roma storica del centro e quella nottambula e universitaria.
Cominciamo dalle poche e semplici regole della gara: 8 barman rigorosamente under 30 si sfideranno faccia a faccia fino a quando non rimarrà solo il vincitore che così potrà partecipare alla finalissima del 1 dicembre al The Jerry Thomas Project. A giudicarli ci sarà una giuria, di volta in volta diversa, composta dal barman del locale ospitante più alcuni giudici invitati ( per questa prima gara affiancano i già citati Cristian Lorusso e Daniele Cicchinelli, i giudici Valentina Bertello e Lela Ernandes di Spirito e Paolo Sanna del Banana Republic), i criteri di giudizio saranno la tecnica, il gusto, la creatività e la presentazione. A scegliere l’oggetto della disfida, la tipologia di liquore, sarà la roulette degli alcolici, mentre la bottiglia sarà scelta dai giudici. Uniche limitazioni il tempo di preparazione, massimo 5 minuti, e la quantità di prodotto base da usare, non meno di 20 ml. Dalle semifinali in poi la gara diventa sempre più complicata con delle difficoltà anch’esse scelte dal caso.
Il Bancone: La giornata di competizione non può che iniziare con l’illustrazione del banco del Friends. Messi in bella vista alle spalle del concorrente troviamo un’ampia e ricercata scelta delle tipologie di gin, vodka, scotch, single malt, bourbon, irish malt, rum, tequila, vermouth (tra cui il Martelletti) e vari altri tra liquori italiani ed esteri. La forza del locale è data anche dalla scelta degli home made, e qui spiccano lo Sciroppo Casablanca, lo sciroppo all’anice stellato, quello alla cannella e infine quello alla camomilla. Passando al lato amaro troviamo i classici bitter: Angostura, Orange bitter e Peychaud. E poi elementi come il caffè, il pimento, il ginepro, il pepe, il peperoncino aromatizzato, un’ampia selezione di Sali e il miele ( che avrà un ruolo forse decisivo nel head to head finale), e poi le erbe e la frutta fresca di stagione. Infine, come guarnizioni, spazio alla frutta essiccata, ai fiori di camomilla, fino ai marshmallow.
La Gara: Il primo match dei quarti è quello tra Davide Diaferia e Gianluca Vino del “Salotto 42”, e il primo prodotto scelto è un Havana Club 3. Davide lo utilizza insieme al Myer’s original dark per realizzare un Mai Tai tagliato con l’Amaretto di Saronno, servito in tazza, dato il colore del cocktail che richiama un buon tè nero. Ma ad avere la meglio è Gianluca Vino con il suo “Flexible Smash”. Uno smash, shakerato, fresco con note agrumate ed erbacee, dove riescono a convivere Havana 3 e Cointreau, Chartreuse e un mix di spremute di pompelmo e lime. Nella seconda gara perno dei cocktail è il Cognac Hennessy ed a sfidarsi sono Luca Cappietti e Raffaella Anzalone, unica partecipante donna della giornata. A vincere è l’Old Fashioned di Luca Cappietti (a base di Cognac, Buffalo trace, Fernet-Branca, Sciroppo di cannella e soda) sul “Manhattan from the dark”, una rivisitazione del benemerito cocktail con cognac e Vermouth Cocchi. La sfida con il Jenever Jonge va a Gianluca Elia con il suo “JL Sour”, una miscela di gin, succo di cannella, ¾ Pompelmo e ¾ di Lime. Infine la quarta gara tra Dario Spenuso e Andrea Tavarone ha come oggetto il famigerato e temuto Tequila Herradura Anejo. Il primo ci propone un sour, da lui chiamato “Thank You Friends”, giocato sui sapori stagionali dell’uva, del pompelmo rosa, con abbondante ( 45 ml) Tequile e Sangue Morlacco. Il suo sfidante ci propone una variante del Margarita con il pompelmo rosa. Ad avere la meglio è il primo. A fine turno i giudici fanno presente che a decidere le sorti degli sfidanti non è stata solo la creatività ma soprattutto l’aver saputo valorizzare i prodotti scelti, che sono stati quasi tutti prodotti ricercati e ambiziosi. Le semifinali iniziano subito con un coup de théâtre, un pari merito tra Gianluca Vino e Luca Cappietti, che purtroppo ha dovuto dare forfait per cause di forza maggiore. La difficoltà della sfida è stato l’obbligo di usare almeno 40 ml di Biancosarti. Quindi i due cocktail: il “Di…Vino” Manhattan reverse con Biancosarti (50 ml), Jenever (30 ml), tagliato con i bitter e salvia e un “Negroni Mulatto” . La seconda semifinale, che vede l’utilizzo del vermouth Martelletti e il divieto di shakerare, è una sfida tra classici rivisitati. Da una parte il twist sul Negroni di Gianluca Elia, dall’altra un Manhattan in stile italiano di Dario Spenuso. Quest’ultimo, un cocktail davvero eccezionale, risulterà vincitore. Ed eccoci alla finale. Solo 4 minuti e mezzo e il J.Bally 7, Rhum Agricole della Martinica, per sapere chi tra Gianluca Vino e Dario Spenuso andrà alla finale. Il primo propone un drink secco con note tropicali ( 60 ml di Rhum, Sciroppo Casablanca, il solito mix pompelmo + lime), ma il drink vincente è quello di Dario Spenuso: Rhum, Cointreau, Galliano e la stoccata vincente, uno spoon di miele d’acacia.
Come ti è venuta l’idea del miele nel cocktail finale?
Di solito per dare note aromatiche al mio drink cerco di usare prodotti di stagione, purché naturali. Nel miele mi piacciono molto le note dolciastre,che si sposano bene con il Rhum agricole, fatto con vesou, simile al miele anche nella struttura, soprattutto se di acacia.
Qual è stato il tuo approccio alla gara?
Sto partecipando poco alle gare perché vedo troppa competizione. Ho partecipato perché è soprattutto una sfida con te stesso, perché non sai cosa fare fino al momento in cui ti dicono ok , vai! Conta molto l’inventiva. E’ veramente una friend competition: nessuna competizione, ma solo condivisione.
Raccontaci la tua storia
Sono napoletano , ma da 10 anni vivo a Roma. Da 8 faccio il barman, anche se è come fossero di più, visto che mio fratello Francesco è co-proprietario della scuola barman Flair Project. Ci sono nato in mezzo; anche quando non miscelavo ancora avevo i libri a casa, ne parlavo con mio fratello che mi spiegava cosa e come fare. Poi da piccolo lavoravo nel bar di mio zio, portavo i caffè in giro per le fabbriche, le consegne di liquori, sono stati questi i miei primi approcci. Mi piace questo lavoro perché è necessario essere se stessi con passione e preparazione. E spero di avere sempre gli stessi stimoli di quando ho iniziato. Adesso li ho e spero di averne negli anni futuri.

