Continuiamo le nostre interviste ai professionisti del mondo beverage a pochi giorni dalle premiazioni dei Barawards 2020, ascoltando la voce dei nominati al premio. Oggi sentiamo Federico Leone, 37 anni, romano, head ambassador di Seven Hills Italian Dry Gin.
Raccontaci la tua formazione professionale e, in primis, da dove arriva la tua passione per il bartending
Non serve solo l’incoraggiamento. Serve un adulto che ti indichi la strada, che ti permetta di cadere. I miei non mi hanno mai messo dei paletti ed è questa la mia fortuna che, accompagnata da una spiccata curiosità, mi ha permesso, nel 2001, di avvicinarmi a questo mestiere, di cui sono rimasto folgorato. Mi sono diviso tra Italia, Rio de Janeiro e Formentera, dal club al bar di hotel allo street bar, ma il mio punto di vista era sempre lo stesso… la porta da cui entrava il mio prossimo cliente, con cui potevo scambiare qualche battuta per carpire le informazioni necessarie per fargli vivere la sua sartoriale esperienza al mio banco. Oggi sono al settimo anno che mi occupo del brand, fondato con i miei soci nel 2014, Seven Hills Italian Dry Gin e al primo anno dell’ultimo arrivato, Primo Aperitivo.
Sei stato in nomination nella short list della sezione Brand Ambassador dell’Anno dei BarAwards 2020: raccontaci la tua emozione e quale, secondo te, e senza falsa modestia, la ragione per cui eri in questa prestigiosa lista. Tu hai mai partecipato a competition tra bartender? Che esperienza ne hai conseguito, a cosa servono, se servono le competition per il settore e perché…
Sono stato nominato settimo miglior brand ambassador nel mio settimo anno di carriera e non può’ che farmi piacere, quasi un numero magico. Una classifica con tanti nomi che stimo e con cui ho spesso l’occasione di condividere idee, perché il fine ultimo è far crescere il nostro territorio e i bar che lo rappresentano. E’ stato forse premiato un lavoro che si rafforza su una rete fatta di rapporti umani e di massima trasparenza con chi sta dietro al bancone e non solo: ho sempre dichiarato che il più grande investimento sono le persone che appoggiano il lavoro dei nostri brand, ma che, soprattutto, voglio sempre di più un bar che parla italiano. Ho partecipato ad alcune competizioni molto importanti e da tutte ho sempre imparato il valore di essere se stessi, divertendosi semplicemente nel fare quello che era il mio quotidiano, ma, soprattutto, un’occasione per ascoltare consigli per crescere nel mio lavoro. Consiglio a tutti di partecipare per portarsi via un bagaglio importante più dello stesso premio in palio.
Cosa significa lavorare come brand ambassador e nello specifico cosa fai nel tuo lavoro?
La cosa più importante da ricordare è che non si può diventare ambassador se non si è fatto prima un percorso formativo negli anni, non c’è spazio per le improvvisazioni. E’ un lavoro fatto di contenuti, non ci sono orari: il cliente giusto potrebbe arrivare anche alle 2 di notte al bancone del bar ed è lì che dobbiamo essere sempre pronti. Un bar di successo funziona anche perché ha un’anima ben precisa e la stessa cosa vale per il brand: bisogna farla respirare, ma, soprattutto, farli sentire parte di un progetto. Il nostro brand è nostro quanto loro e la sua storia si costruisce sulle solide fondamenta di tutti coloro che sposano il nostro progetto.
Facendo riferimento alla tua professione da bartender, quale è, secondo te, il segreto per un cocktail perfetto? Quando un nuovo cliente arriva al bancone cosa noti subito che ti possa aiutare a capire gusti e preferenze per creare il drink cucito su misura?
Un’idea semplice è sempre l’ingrediente migliore: il cliente non è nella nostra testa, quindi deve capire perfettamente ciò’ che gli abbiamo preparato , solo così si gusterà l’intero viaggio cucito appositamente per lui. Mi ha sempre aiutato ascoltare al banco ed essere un silenzioso, ma attento osservatore. Ciò che cattura la sua attenzione appena si siede, la sua espressione per capirne l’umore di quel momento, poi, ovviamente, solo con uno scambio di battute si arriva al drink perfetto.
Quale è il tuo spirito o ingrediente preferito e perché? E quale il drink che preferisci bere e perché?
Un distillato è come un’impronta digitale: solo all’assaggio ha già tanto da raccontare ed è ciò che più mi interessa, la storia che l’ha portato nel mio bicchiere. Il gin in questi anni è cresciuto a una velocità sbalorditiva e ogni produttore ha messo qualcosa di personale che anche il cliente dal palato più esperto può cogliere. Il Negroni, con il suo gusto deciso che richiama la compagnia di una buona chiacchiera, riflessivo con la sua parte bitter, mi aiuta a staccare un momento dalle fatiche della giornata. Attenzione però a non esagerare, perché non accetta distrazioni!

