Meccanismo

C’era una volta, in un angolo della popolarissima Piazza Trilussa, in quel di Trastevere a Roma, uno dei locali più noti della storia recente romana. C’è chi lo definisce un pioniere dell’aperitivo a buffet , chi un’anticipatore di mode, chi semplicemente il luogo di

Il nuovo "Meccanismo"

Il nuovo “Meccanismo”

incontro tipico per darsi un appuntamento in centro; bastava dirsi, davanti al Friends. Decidere di dare una nuova veste ad un luogo tanto riconoscibile è sempre una scelta rischiosa, quasi un azzardo, soprattutto se si pensa di andare oltre un banale restyling. E’ infatti molto di più di un semplice restyling, quella che ha portato, dopo mesi di intensi lavori, alla nascita di Meccanismo; quasi una rivoluzione che ha coinvolto ogni aspetto della natura stessa del locale. Dai drink al menù dalla cucina, dall’arredamento alla clientela di riferimento una totale rinnovamento ha stravolto questo angolo di Trastevere. Una lunga serie di scelte e decisioni che, ad oggi, sembrano dare ragione a Daniele Cicchinelli e a chi, con lui, ha cambiato i connotati del vecchio progetto. Via quindi l’atmosfera da cocktail bar anni ‘90, una volta innovativa ma orami anonima nel panorama dell’affollato quartiere romano, e spazio ad uno stile che si avvicina  ai bistrot newyorchesi, fatto di una linea semplice, di mobili in legno e ferro battuto, con quel richiamo alla macchina, agli ingranaggi, al meccanismo che lo rende immediatamente distinguibile. Ma le differenze, come detto, non si limitano solamente all’immagine. Anzi. Per capire quanto importante siano i cambiamenti portati dal nuovo corso di questo bistrot bisogna per prima cosa conoscere lo scenario di Trastevere oggi. Nel corso del tempo, infatti, il rapporto, già sblianciato, fra qualità e quantità in una delle zone più note per il divertimento notturno romano è stato quasi definitivamente compromesso facendo perdere ogni traccia, sia dal punto di vista culinario che da quello del drinking, della qualità. Al di là di pochissime eccezioni, la maggior parte delle centinaia di esercizi della zona ha scelto la strada più semplice, proponendo prodotti non all’altezza spesso anche a prezzi spropositati. Così, in pena controtendenza, Meccanismo riparte eliminando, ad esempio, proprio quell’aperitivo a buffet da lui “importato” nella Capitale, a panneggio di un servizio porzionato al tavolo, fatto di prodotti fatti in casa o a “chilometro 0”. Una scelta che rivela una delle prime importanti novità del locale: la cucina. Lo Chef Alessandro de Propis ha infatti ideato una carta semplice, perfetta per molte occasioni, ma ricca di qualità. Dai vari tipi polpette (sublimi quelle di baccalà con crema di ceci al rosmarino e cipolla rossa in agrodolce), ai piatti della tradizione (rivisitati, come nel caso della cacio e pepe con limone e salvia, o tradizionali come le costolette d’agnello) dai dolci fino agli hamburger, preparati con pane fatto in casa e la carne di Feroci (una delle migliori macellerie di Roma), il livello raggiunto da appare sorprendente. Una cucina sempre aperta fino a tarda notte (altra cosa non certo banale a Roma) nel cuore di Trastevere.

Il menù di Meccanismo

Ma Meccanismo è e resta, anche e comunque, un cocktail bar. Una vocazione ben esplicitata dal menù estivo proposto da Andrea Corelli, comprendente dieci drink (di cui due analcolici) adatti ad ogni tipo di clientela e, al tempo stesso, pensati i bisogni e le tendenze della stagione estiva. Così, per chi ama un gusto fresco, magari anche per contrastare la calura, il “Calabro Fizz”  (Vodka Wyborowa, limone, sciroppo di zucchero, liquore al bergamotto Quaglia, Amaro del Capo, soda) non lascerà delusi, per un

"Souvenirs"

“Souvenirs”

cocktail beverino in cui gli aromi dei singoli ingredienti si uniscono restituendo un sapore piacevole ed inusuale. Sempre per restare in atmosfera il “Souvenirs” (Gin Beefeater, limone, zucchero bianco, cocomero) rappresenta un classico esempio di cocktail da mare. Approfittando delle qualità del cocomero, frutto ideale per la miscelazione di questi mesi, il bartender di Meccanismo realizza un drink che ne esalta le note, tanto al naso quanto il bocca, mantenendo un tono alcolico decisamente basso per un miscelato ideale anche per chi non è molto abituato a bere. Chi invece ama la stagione calda e al tempo stesso non disdegna qualche grado di alcool in più ecco il “Beachblack berry” (Rum Havana Especial, orange curaçao, sciroppo alle more, lime, Angostura bitter, ginger beer), Tiki fresco e bilanciato, dominato dal gusto della mora che emerge imperioso dopo un’iniziale apertura caratterizzata dal Rum. Per chi invece si sente “cucito” addosso uno stile più classico, ed è pronto a sudare le sue sette camicie pur di assaporare un drink più vicino al suo stile, la scelta non può che essere l’“Italo Americano” (Vermouth rosso, Campari, Bourbon infuso al cardamomo e chiodi di garofano, assenzio). Per noi, che facciamo parte di questa categoria, questo cocktail, pensato da Daniele Cicchinelli, rappresenta la scelta perfetta. Rivisitazione morbida e decisamente particolare del “Boulevardier”, questo drink si caratterizza per una magnifica complessità che spazia dalle note amare, sempre ben distinguibili, a quelle più caratteristiche del vermouth, fino ad un finale che ricorda, in bocca, il gusto inimitabile delle caramelle “Rossana”. Per la sua particolarità, che lo allontana molto dall’originale, l’“Italo Americano” può essere un’ottima scelta per avvicinare i più scettici alla miscelazione con il Whiskey. Un’ultima nota, infine, va riservata al Punch della casa, il “Flowing Bowl”, preparato, con ricette diverse, da Andrea Corelli , il cui servizio racchiude un po’ il senso del cambiamento di Meccanismo. Qualità, infatti, almeno nell’idea di Daniele Chicchinelli (e non solo), non è sinonimo di elitarsimo o snobbismo, ma, al contrario di piacevole convivialità. Così condividere un “Flowing Bowl”, servito al tavolo nella sua botticella da mezzo litro o da litro, diviene il modo per partecipare ad un rito, condividendo il piacere di gustare, in amicizia ed allegria, un drink degno di questo nome.

Giampiero

Dal cinema al whisky il passo può esser breve. Basta fare un viaggio in Scozia, perdersi magari nel cuore delle Highlands, e ritrovarsi a chiacchierare in un piccolo pub di Ullapool parlando di torbatura e imbottigliamenti. Nasce così una passione travolgente, girando l’Italia, l’Europa (e non solo) di degustazione in degustazione, di locale in locale... alla scoperta del meglio che questo universo può offrire. Cocktail preferito: Rob Roy Distillato preferito: Caol Ila 25 yo

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