Re Ale, la nobile delle birre italiane

Se in questi ultimi anni in Italia si è diffusa la cultura della birra artigianale lo si deve probabilmente a due birrifici che  sono riusciti a imporsi sul grande pubblico, senza mai tradire lo spirito e la qualità dell’home brewery. Ovviamente stiamo parlando della piemontese Baladin e della laziale Birra del Borgo. In quest’articolo ci soffermiamo proprio su quest’ultima e sulla sua prima più famosa creazione originale, la Re Ale.Re Ale Fronte_1305192221

Il Birrificio Birra del Borgo nasce nel 2005 a Borgorose, piccola località in provincia di Rieti. Il Deus ex machina è Leonardo Di Vincenzo, studente della facoltà di biologia a Roma che si tramuterà in mastro birraio, mischiando ai sentori e ai sapori delle terre del Lazio la cultura del viaggio e delle performance birricole da lui più amate, Inghilterra e Belgio, dando vita a tutte le Ale, marca distintiva della birreria e che trovano nella “Re Ale”  il prototipo prediletto.

La Re Ale nasce sul bancone di un pub nel Regno Unito dove Di Vincenzo assapora una “Real Ale”,  un vero sapore inglese, una birra poco carbonata, molto corposa, con in bocca improvvisi sentori fruttati che solcano l’onda amara. Da questa esperienza prende corpo l’idea di un’ India Pale Ale, che sia consona allo spirito italiano, dove la classica luppolatura anglosassone viene smussata dall’utilizzo di una selezione di aromatici luppoli americani (Cascade, Amarillo) e del britannico East Kent Golding, che gli forniscono la denominazione di American Pale Ale. La nota distintiva aromatica della Re Ale, che arrotonda la classica ruvidità britannica, è fornita dalla base di malti caramellati Munich e Crystal, sintomo della cultura poliglotta del birrificio e di una’ idea di prodotto che unisca stili diversi alla ricerca di uno stile nostrano. Ecco che così troviamo la prima ale realmente italiana.

Come tutte le ale di stampo anglosassone presenta una gradazione alcolica tendenzialmente bassa, 6,4% vol., ma si differenzia subito per una schiuma bianca consistente. Una birra che rimanda agli occhi tanto quanto al naso e al palato al mondo degli agrumi.

Partendo dal colore, un ambrato scorza d’arancia, passando per l’aroma, dove spiccano il pompelmo e l’arancia su note speziate, fino al sapore  che dal fruttato degli agrumi, si apre a un finale dove prorompe l’amaro classico di una degna birra d’oltremanica. Al palato la birra risulta poco gassata, proponendosi come un’ottima birra da pasteggio soprattutto per accompagnare i nostri piatti tradizionali. Va servita fredda ma non gelata, intorno agli 11°-14°.

Fabio

Iniziata la mia carriera bevendo sidro per tutti i pub del quartiere Prati di Roma, fatale fu un viaggio in Scozia che mi fece scoprire le gioie della birra e del Whisky, per poi consacrarmi al luppolo sulle strade del Belgio tra Trappisti e Lambic. Dal pub sottocasa al micro birrificio più sperduto, dal Manzanarre al Reno, dalla Gran Bretagna alla Scandinavia, in una costante ricerca della birra più introvabile; senza mai disdegnare un buon distillato o un ottimo cocktail. Birra preferita: La Duchesse de Bourgougne (una Flanders Red Ale della Brouwerij Verhaeghe Vichte) è stata per anni la mia compagna preferita; Cocktail preferito: MIlano – TOrino, in fondo siamo pur sempre italiani; Distillato preferito: Sarò uno dei pochi a dirlo ma…Scapa!

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