Mentre la morsa del virus continua ad attanagliare molti angoli del mondo continuiamo la nostra serie di interviste per capire come i migliori bar del mondo stanno reagendo a questa situazione. Per questa nuova tappa del viaggio torniamo a Londra dove incontriamo Federico Pavan del Donovan Bar
Ciao Federico, grazie innanzitutto della tua disponibilità. Raccontaci brevemente chi sei.
Ciao, sono Fedrico Pavan, sono cresciuto in piccolo paese vicino Verona. Nel 2009, prima di compiere vent’anni ho deciso di lasciare la mie tranquille colline per la vivere in città, trasferendomi a Madrid. Fresco dell’anima spagnola ho inziato a lavorare per il rinomato ME Hotel come head bartender; lì ho affinato il mio talento per l’ospitalità e il servizio per i miei ospiti.
Dopo quattro anni di studio meticoloso sui cocktail classici, sui vari twist contemporanei e sui “vintage spirits” ho ricevuto una proposta, nel 2012, da “the maestro”, Salvatore Calabrese, che mi propose di lavorare per lui al The Playboy Club come bar supervisor. Desideroso di conoscere e padroneggiare ogni aspetto dell’arte del bar fui poi mandato da Salvatore Calaberese al leggendario High Five Bar di Tokyo, per lavorare sotto la guida di Hidetsugu Ueno. Grazie alla combinazione di tecniche avanzate e cura minuziosa lì imparai l’arte del bilanciamento e della precisione, apprendendo che anche il ghiaccio andava trattato con il massimo rispetto, intagliando come un artigiano.
Nel 2015, finita l’esperienza al The Playboy Club, inizai a lavorare come head bartender al Coburg Bar presso il The Connaught Hotel e, dopo altri due anni, mi sentì pronto di affrontare una nuova sfida alla ricerca di un bar ricco di tradizione, eleganza e raffinatezza… cosa potevo ambire di meglio se non il Donovan Bar
Puoi descrivere, in poche parole, il tuo bar, la sua atmosfera e la tua filosofia di bar?
Intima raffinatezza. Pacato divertimento. Cocktail scintillanti. Il bar Donovan è, da sempre, la destinazione preferita dei più esigenti bevitori di Mayfair. Ispirato all’omonimo, famosissimo fotografo Terence Donovan, questo elegante bar è adornato con le sue stampe più iconiche degli anni ’60.
Il menù del Donovan Bar è stato costriuito grazie alla collaborazione di Salvatore Calabrese e del suo team.
Venendo alla crisi che stiamo attraversando, come hai reagito umanamente,
psicologicamente alla diffusione del virus e alla successiva chiusura?
Putroppo sembra che dovremo fronteggiare ancora a lungo questa situazione prima di poter tornare alla vera normalità. Grazie al nostro sistema sanitario e allo sforzo che tutti stanno facendo per rimanere a casa la curva delle morti è finalmente scesa, dando la possibilità anche a noi di tornare a credere ai nostri sogni e alle nostre ambizioni. Grazie alla tecnologia abbiamo anche potuto rimanere in contatto con le nostre famiglie e ricevere aggiornamenti dall’Italia. Spero che in un prossimo futuro questa situazione ci insegnerà quanto è importante essere generosi e rispettosi gli uni con gli altri.
Quando ti è stata annunciata la fine del lockdown quali sono state le azioni concrete che hai messo in atto per far ripartire il tuo locale?
Innazitutto posso dire che, finalmente, abbiamo delle linee guida chiare dal nostro Primo Ministro. I bar, probabilmente, torneranno ad una quasi normalità per metà agosto. Intanto, insieme al mio team e al managment dell’hotel, creeremo nuovi standard per rispondere in modo efficace alle nuove restrizioni e per garantire a tutti la sicurezza.
Cosa suggerisci a chi dovrà affrontare la fase di riapertura a breve?
Il mio suggerimento è semplicemente quello di seguire le regole imposte dal Governo, cercando di evitare gli assembramenti anche negli spazi pubblici. E’ importante che tutti capiscano che bisogna tornare alla normalità con piccoli passi. Dobbiamo essere pazienti e stare in guardia molto più di prima.
Allo stesso tempo suggerisco di non perdere mai di vista il nostro vero obiettivo che è garantire la massima soddisfazione dei nostri clienti.


