In questa fase di riapertura continuano le nostre interviste ad alcuni dei più importanti bartender del panorama internazionale. Dall’estremo oriente arriviamo così al nord Europa, in Svezia, in uno dei pochissimi paesi che non ha vissuto l’esperienza del lockdown.
Ciao Leo, grazie innanzitutto della tua disponibilità. Raccontaci brevemente chi sei.
Il mio nome è Leo e sono il bar manager del Tjoget. Faccio parte del mondo del bar da almeno quindici anni e posso dire di amare praticamente tutto di questo settore.
Puoi descrivere, in poche parole, il tuo bar, la sua atmosfera e la tua filosofia di bar?
Il Tjoget è un classico bar di quartiere a Hornstull, una zona di Stoccolma. Il nostro obiettivo è quello di realizzare cocktail di prima scelta, ottimo cibo e belle vibrazioni sette giorni su sette. Per dare un’idea questo è quello che i World’s 50 Best Bars dicono di noi: locale poli-funzionale sin dalla sua apertura, il Tjoget ospita un’enoteca, una birreria, un ristorante pan-mediterraneo e, ovviamente, un cocktail bar. In tandem con il ristorante, il bar prende ispirazione dai sapori e dagli aromi del sud dell’Europa, del nord Africa e del Medio Oriente, il tutto reinterpretato attraverso gli occhi scandinavi – offerte semplici, sottaceti e fermentati, che cambiano stagionalmente. I cocktail a base di cordiali, come quello all’uva spina, si mescolano, nel menù, a succhi, come quello di carota, o allo yogurt turco, mentre sempre presenti sono le barbabietole, in continua evoluzione nel “Beets by Tjoget“. Sofisticato, ma non per questo presuntuoso, il Tjoget è stato creato come un “party bar”, con l’alternarsi di molti DJ, destianto a durare anche più di vent’anni.
Venendo alla crisi che stiamo attraversando, come hai reagito umanamente, psicologicamente alla diffusione del virus e alla successiva chiusura?
Inzialmente non ho avevo ben compreso quanto grande potesse essere l’impatto del virus, continuando la mia vita normalmente, pianificando attività ed eventi per tutta la primavera. Quando però sono iniziati i lockdown ho capito che sarebbe stato qualcosa di enorme per tutti noi.
Quando ti è stata annunciata la fine del lockdown quali sono state le azioni concrete che hai messo in atto per far ripartire il tuo locale?
Per nostra fortuna la Svezia è uno dei pochissimi paesi che non ha mai applicato un vero e proprio lockdown, per questo siamo potuti rimanere aperti durante tutta questa fase. Abbiamo ovviamente delle restrizioni, ma, in pratica, non abbiamo mai chiuso e questo è stato molto importante per noi.
Alcune delle restrizioni riguardavano l’igiene personale ed erano già praticate al Tjoget, altre invece erano nuove, come l’obbligo di avere solo posti a sedere ed il mantenimento di una distanza di sicurezza fra gruppi e persone. Questi obblighi non verranno cancellati in breve tempo quindi ci siamo adattati e abbiamo
imparato a lavorare rispettando queste linee guida.
Cosa suggerisci a chi dovrà affrontare la fase di riapertura a breve?
Onestamente non posso dare nessun suggerimento ai bar che escono ora dal lockdown perchè la nostra esperienza è stata troppo diversa, ma spero e auguro a tutti il meglio possibile e non vedo l’ora di riprendere a viaggiare e a visitare tutte le persone che popolano i tanti, magifici bar di tutto il mondo.


