Jared Brown: un lungo viaggio guidato dalla curiosità

Incontrare di persona Jared Brown, Master Blender di Sipsmith e autore di molti libri fondamentali sulla miscelazione, durante la sua due giorni romana all’insegna dell’educazione e della diffusione del suo immenso bagaglio di esperienze (due Master Classes presso il Jerry Thomas e il Tyler rispettivamente il 1 e il 2 luglio), ci ha dato l’occasione  per formulargli alcune domande. Un’esperienza illuminante sotto molti punti di vista, ma anche stimolante come poche esperienze possano capitare. Mr. Brown

Jared Brown

Jared Brown

infatti non è solo uno dei massimi esperti mondiali nel mondo dei distillati e del gin, ma è anche un uomo universale come se ne incontrano pochi: storico, esperto di archeologia e coltivatore, conversare con lui non solo è un piacere, ma anche un continuo stimolo mentale. Dalle sue prime esperienze al suo ruolo come Master Blender, l’unica costante nella vita di questo pacato ed elegante gentleman è sempre stata la curiosità. Una curiosità che diventa lentamente contagiosa man mano che le parole iniziano a districarsi.

Jared Brown, durante la sua masterclass la maggior parte dei suoi racconti si focalizza ovviamente sugli inizi della sua esperienza come master blender per Sipsmith. Quando invece si è avvicinato al mondo degli spirits, come è iniziato questo suo percorso?

“Penso in realtà di non aver mai avuto una vera e propria scelta, di aver sempre fatto parte di questo business: all’età di 6 anni ho iniziato ad esplorare il mondo del vino perché un amico di famiglia era totalmente affascinato dal mio palato e per questo non mi ha mai guardato come ad un bambino di 6 anni quanto piuttosto ad un amico che era al momento un po’ ‘sotto statura’. A 10 anni già mi rendevo conto che c’era qualcosa di più, e iniziai i miei primi esperimenti con la distillazione”.

A 10 anni?

“Si, avevo letto in un libro di questa tecnica chiamata ‘freeze distillation’, o come la chiamano gli americani il ‘Jacking’, per concentrare la parte alcolica di un sidro

Un momento della master class

Un momento della master class

sfruttando le basse temperature, da qui nasce infatti il temine di Applejack. Quindi il mio primo distillato fu un Applejack, ma più che al distillato inteso come prodotto alcolico a me interessava il ‘flavour’. A 11 anni iniziai a maneggiare con le bottiglie che avevo in casa per creare ad esempio un liquore al caffè, uno all’arancia, uno ai cranberries. Insomma dai 6 agli 11 anni ho avuto la mia formazione sui sapori. Come ho detto, non ho mai avuto molta scelta” (ride).

Come si è trasformata quella che era essenzialmente una passione in uno studio sistematico?

“Per prima cosa io ho cominciato in cucina, ho ottenuto un master in ospitalità e cucina, ricoprendo tutti i ruoli nella gerarchia, dal lavapiatti al manager. Diciamo che è successo tutto un po’ per caso. Negli anni ’90 un mio amico mi disse: ‘Hai sentito di questa cosa nuova, questo internet? Secondo me potrebbe diventare davvero qualcosa di grosso. Perché non provi a costruire il tuo sito internet?’. Mentre costruivamo il sito internet io avevo in mano due bicchieri di Martini, quindi perché non parlare di Martini e chiamare il sito Martini’s Place? All’inizio il nome era martini.com ma il nostro provider si dimenticò di riregistrare il dominio. Fu un successo travolgente. Nel giro di 6 mesi un editore newyorkese mi contattò perché interessato a trasporre il sito in cartaceo e pubblicarlo. Fu così che Shaken not stirred – The Celebration of the Martini divenne un successo, una celebrazione del Martini cocktail. Da quel momento in poi ci fu richiesto di approfondire il discorso inerente i drink: mia moglie, Anistatia Miller, è specializzata in archeologia ed egittologia; io stesso da ragazzo lavorai in un museo. Eravamo abituati

La parola a Jared Brown

La parola a Jared Brown

quindi al concetto di ricerca scientifica e la applicammo a questo mondo. Una specie di necessità, voler approfondire ed essere in un certo senso sempre studenti. Sei vivo solo finché impari”.

Lei è stato testimone dell’evoluzione recente del mondo del bartending internazionale, si è passati da una situazione in cui la qualità e la ricerca non erano propriamente ciò a cui i bartender aspiravano, ad una situazione in cui la ricerca e la conoscenza sono diventati elementi essenziali del mestiere. Come e quando è iniziato questo cambiamento?

“Stiamo assistendo ad un ritorno del professionismo e dello studio nel mondo del bar anche da parte di ragazzi molto giovani perché, forse con un certo ritardo rispetto a altri contesti, ci si è resi conto che questa è una professione che, se sviluppata in maniera corretta, può portarti in tasca più soldi di un medico o di un avvocato, e sicuramente una vita molto più piacevole rispetto a queste due professioni. Proprio perché è una professione, esistono dei competitor, ed è necessario essere sempre aggiornati. Non solo questo: anche i clienti si stanno evolvendo e stanno migliorando i loro palati e le loro conoscenze”.

C’è però sempre una sorta di ‘mal pensiero’ di fondo nei confronti del mondo della miscelazione e degli spirits in generale che può aver ritardato lo sviluppo dell’industria rispetto ad esempio alla cucina? Volendo riassumere: il cibo è necessità, l’alcol è un piacere che però fa male.

“Sa chi sono gli unici che ancora dicono che l’alcol fa male? Le case farmaceutiche, che vogliono vendere prodotti ben più dannosi per il fegato e il corpo. L’alcol, assunto con moderazione, è una delle basi della nostra evoluzione come specie”.

Durante questa ultima masterclass con Sipsmith ha accennato ad alcune scoperte fatte in merito al gin e al Martini cocktail. Quando potremo scoprire queste novità?

“C’è un libro in uscita ad agosto, si chiamerà Sip – 100 gin cocktail con solo 3 ingredienti. Sarà un libro per il grande pubblico in cui saranno incluse tutte le nuove scoperte fatte sulla storia del gin e sulla sua vera origine e di conseguenza anche riguardo a molti drink come il “Bee’s Knees” e l’”Army & Navy”. Tra qualche mese molte pagine di wikipedia

Jared Brown e Gregory Camillò

Jared Brown e Gregory Camillò

dovranno essere aggiornate” (ride).

Per concludere, essendo stato testimone dell’evoluzione del settore negli ultimi anni, quale sarà la prossima tendenza? Quale sarà il prossimo step?

“Sicuramente la localizzazione. Facciamo un esempio: prendiamo un bar, qualunque bar, e ad un certo punto in questo bar si decide di iniziare a produrre una propria birra, un proprio rum. A livello locale venderebbero sicuramente molto più di tanti brand blasonati. Le persone saranno più portate a bere prodotti locali: il grande marchio è sempre lo stesso in tutto il mondo, un prodotto locale sarà sempre diverso e la gente andrà a berlo più volentieri sapendolo legato al territorio. Era il nostro scopo in fondo quando iniziammo a produrre Sipsmith e lo abbiamo fatto creando un prodotto ‘locale’ esportato globalmente.

E il suo prossimo step?

“Ho appena finito di lavorare su un gin che non si basa sulla classica ricetta del London Dry, ma mi sono spinto ancora più indietro, producendo un gin sulla falsa riga di un cordial ai profumi di arancia e cacao in cui ho usato il 50% di ginepro in più rispetto alle ricette tradizionali. In Inghilterra è già in uscita, spero possa uscire presto anche fuori; tra le altre cose sto lavorando ad un gin & tonic ready to drink per Sipsmith. Di progetti ce ne sono sempre tanti”.

Giorgio Morino

"L'incapacità di stare fermo e il desiderio di scoprire sempre cose nuove mi ha portato a scrivere. Il cinema è stata la mia prima casa, il mondo era la luce del proiettore in una sala buia e affollata. Fuori dal cinema c'era Springsteen e il rock 'n' roll, immagini di un'America che forse non esiste più a bordo di una Chevelle decappottabile. Un giorno ho scoperto il whisky, e da quel momento la mia vita non è stata più la stessa. Perché non scrivere anche di questo in fondo? Cocktail preferito: whisky sour Distillato preferito: Talisker 10 anni"

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