World Class 2021: i protagonisti – Giovanni Torre

Continua il nostro viaggio alla scoperta dei protagonisti della Diageo World Class 2021 con l’intervista a Giovanni Torre, proprietario e bar manager del Circus Cocktail Bar di Catania.

Raccontaci la tua formazione professionale e, in primis, da dove arriva la tua passione per il bartending…

La mia formazione personale in realtà ha vita molto breve. Ho iniziato solo 3 anni fa facendo il cameriere in un locale del mio paese e solo 3 volte a settimana, perché dovevo anche avere il tempo di terminare gli studi in lingue. Guardare i miei colleghi fare drink mi ha trasmesso subito curiosità ed interesse e devo tutto a loro. Dopo qualche mese mi sono trasferito in città e mi sono avventurato per la prima volta come bartender, lavorando per un locale estivo sul mare. Questa esperienza mi ha fatto prendere consapevolezza di me stesso e di quanto fosse effettivamente appagante per me questo lavoro, tanto da lasciare l’università a 5 materie dalla laurea per aprire il mio locale, il Circus.

Giovanni Torre in miscelazione

Giovanni Torre in miscelazione

L’edizione di questa WorldClass è stata inequivocabilmente unica. Esibirsi su una piattaforma online come ha modificato l’approccio alla gara?

Devo dire che questa World Class per me è stata unica davvero, non tanto per via dello speech online, quanto perché era la prima volta che partecipavo, quindi qualunque cosa per me sarebbe stata una nuova avventura. Nello specifico posso dire che ho vissuto questa novità col massimo dell’entusiasmo ed ho soprattutto apprezzato l’entusiasmo del team world class, che nonostante le mille difficoltà è comunque riuscito a programmare una competition con la C maiuscola, e non era PER NIENTE facile. Credo, comunque, che questo abbia giocato un brutto scherzo nei confronti delle persone che fanno del carisma il loro punto forte; non mi sono mai definito un bartender virtuoso, ho sempre fatto del sorriso e del dialogo i miei punti di forza, per cui magari non avendo i giudici al banco, i bartender sul mio stesso stile sono stati leggermente penalizzati. Qualche punto in più lo può aver preso chi è stato magari più preciso nel raccontare il drink da un punto di vista tecnico. Ma è solo un mio punto di vista.

Senza emozioni per l’esecuzione del cocktail – solo da presentare – la sfida è stata più sul concept e si affida molto alla narrazione. Quali sono state le difficoltà? Lo speech, la ricerca di informazioni, convincere la giuria?

La domanda è collegata alla numero due. Credo che il fatto di non poter assaggiare i drink abbia un po’ rivoluzionato il modo di fare la competition, e ci stava tutto. È stata una nuova sfida. Convincere i giudici, comunque, sarebbe stato difficile a prescindere per tutti coloro che non li conoscevano o hanno provato la competition per la prima volta come me. La maggiore difficoltà credo però sia stata l’attinenza alla challenge #beepositive, che al di là del drink, era molto impegnativa proprio a livello di sviluppo, di contatti; ci siamo trovati davanti ad un’impresa, che però ci è servita moltissimo per prendere coscienza di quello che noi bartender siamo realmente capaci di fare. Infatti l’anno prossimo credo sarò più sicuro del lavoro che andrò a fare, forte dell’esperienza di quest’anno.

Giovanni Torre

Giovanni Torre

Quale è, secondo te, il segreto per un cocktail perfetto? Quando un nuovo cliente arriva al tuo bancone cosa noti subito che ti possa aiutare a capire gusti e preferenze per creare il drink cucito su misura?

Il segreto per un drink perfetto siamo noi stessi, perché il drink perfetto non esiste. Dobbiamo far si che qualunque cosa stia bevendo il nostro cliente, egli abbia un’esperienza da ricordare grazie ai nostri racconti, alla nostra gentilezza, ad i nostri aneddoti. Se chiedono un drink “fai tu”, e te invece di fargli solo il drink li coinvolgi nella ricetta e crei un rapporto confidenziale, loro si ricorderanno di te a prescindere dalla perfezione del drink.

Quale è il tuo spirito o ingrediente preferito e perché? E quale il drink che preferisci bere e perché?

Il miei ingredienti preferiti credo siano gli agrumi. Le varietà che ci sono in Sicilia sono infinite; pensate che solo di arance si possono trovare decine di tipologie e ognuna di loro, per via del succo o degli olii essenziali, può dare vita a drink incredibili.

Il drink che mi piace più bere dipende molto dalla stagione, in estate bevo molti daiquiri e gin tonic, in inverno amo bere boulevardier.

Tornando a questa edizione della world class chi vincerà secondo te? Quali sono i concorrenti che ti hanno impressionato di più?

Non so chi vincerà World Class, non perché non voglia sbilanciarmi, ma perché non avevo la più pallida idea neanche di chi sarebbero stati i 25 semifinalisti. Il livello è stato davvero altissimo. Ad ogni modo spero vinca un ragazzo/ragazza del mio team, il team Colonna, perché in pochissimo tempo abbiamo tutti instaurato un rapporto fantastico.

Super Beeo

Super Beeo

Il cocktail

Bee easy & effective

40 ml Ketel One

10 ml citronette fermentata

80 ml idro-kombu di foglie e scorze di arancia amara

Metodo: build

Garnish: favo del miele e foglia di arancia amara

L’intero progetto che ho sviluppato per world class si chiama “Bee easy & effective” una filosofia che mi porto dietro ormai da un anno. Il drink è molto semplice nell’esecuzione ma nasce da un errore. Avevo in mente di fare un “vodka & soda” con un idromele di arancia amara, ma quest’ultimo risultava essere un po’ troppo amaro e rendeva il drink sbilanciato, per cui ne ho fatto una riduzione, rendendolo una citronette molto profumata e carica di sapore. Con gli scarti dell’arancia (foglie e scorze) ho fatto un secondo idromele che ho chiamato idro-kombu per via della somiglianza con il kombucha (infusione delle foglie come fosse un the e bassissima gradazione alcoloca). Ho utilizzato il favo del miele come starter.

Be first to comment