Whisk(e)y da tutto il mondo

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michelangelo di toma

Michelangelo di Toma durante una sua degustazione

Una due giorni per un viaggio nel mondo del whisky. Al Race Club di Roma ha avuto luogo il seminario “Whisk(e)y dal mondo”, organizzato in collaborazione con Flair Project a cura di Francesco Spenuso e Michelangelo Di Toma, giunto quest’anno alla 3ª edizione. I 35 partecipanti si sono affidati alla competente sicura guida di Michelangelo Di Toma, che ha spalancato loro le porte sul meraviglioso mondo del distillato di cereali più antico e più rigorosamente codificato della storia. Sebbene infatti la distillazione venisse praticata probabilmente già dai babilonesi in Mesopotamia nel 2° millennio a.C., e che gli arabi abbiano messo appunto la distillazione nel 9° secolo tramite alambicco (parola che deriva dall’arabo Al-Ambik che significa elmo), è proprio in Italia e negli ambienti monastici medievali che si possono ritrovare le prime testimonianze della distillazione dall’alcool; il prodotto che questi monaci ottenevano da questo processo serviva principalmente a scopi medicinali, grazie anche all’infusione di erbe mediche, e veniva chiamato appunto “Aqua Vitae” cioè “Acqua di Vita”. Per arrivare al Whisky è però necessario fare un piccolo salto temporale nel 15° secolo nella nebbiosa Scozia: scorrendo il testo degli

Il the race club

Il the race club

Exchequer Rolls del 1494 dove si può trovare l’ordine di malto “a Frate John Cor, per ordine del re Giacomo IV di Scozia, per fare aquavitae”. Questa è la prima testimonianza scritta e certificata che attesta l’esistenza e la ricetta di questo distillato così speciale, nonostante esitano delle tracce storiche dell’esistenza del whisky in Irlanda già nel 1405 (da qui le dispute tra scozzesi e irlandesi su chi abbia effettivamente “scoperto” il whisky), ma di fatto quella scozzese resta ad oggi la traccia più antica e precisa sulla metodologia di produzione.

Ma come si fa il whisky? Qui la guida sicura ed precisa di Michelangelo Di Toma diventa fondamentale per non perdere la bussola in un oceano di informazioni e differenti metodi di produzione. Facendo un solco tra le varie tipologie di whisky (Single Malt, Single Grain e Blended) sulle peculiari differenze che differenzia i vari territori e le innumerevoli distillerie sparse per il mondo. Durante la prima giornata l’obbiettivo è stato focalizzato sullo Scotch Whisky. Facendo una panoramica generale sulla Scozia e sulle sue tradizioni e usanze, Di Toma ha evidenziato le rigide caratteristiche che contraddistinguo lo Scotch dagli altri whiskey: l’orzo usato deve essere rigorosamente scozzese e maltato; la doppia distillazione deve avvenire in Scozia e l’invecchiamento in botte deve essere di minimo tre anni. Il racconto di Di Toma passa dalla maltazione alla tostatura, da qui la macerazione e la fermentazione fino alla distillazione vera e propria e l’invecchiamento in botte, con vari excursus sulle

Dalmore 15

Dalmore 15

differenze tra i diversi gradi di torbatura (la torba, combustibile naturale di origine vegetale che produce poca fiamma e molto fumo, viene utilizzata nei forni per tostare l’orzo) e i criteri di invecchiamento e selezionamento dei blend. Un viaggio lungo e affascinante che, nella prima giornata, si conclude con una degustazione di alcuni prodotti scozzesi: si comincia con un Johnny Walker Black Label (Blended) per poi passare ad un Talisker 10 (Single Malt), fino ad arrivare al giapponese Nikka Black 8 (Blended) e un Dalmore 15 (Single Malt di OnestiGroup), per poi concludere con le forti note torbate dello Smokehead (Single Malt).

La seconda giornata del corso allarga l’obbiettivo verso il resto del mondo, e più nello specifico verso l’Irlanda e l’America, dove il whiskey (e qui la e diventa d’obbligo) può come in Scozia può raccontare delle grandi storie. Dall’isola di smeraldo provengono infatti whiskey con orzo non maltato, quindi con il cereale ancora verde e non tostato (la motivazione storica va ricercata nella tassazione più elevata per i cereali tostati che servivano per la produzione di alcolici, mentre i cereali non tostati servivano per la produzione del pane), il cui fermentato passa per tre distillazioni e che non presenta tracce di torbatura. Sorvolando l’Atlantico si arriva negli Stati Uniti, la terra del Bourbon wiskey (dove il mosto che poi sarà distillato è composto per il 51% di mais ) e del Tennesse whiskey (praticamente identico al bourbon ad eccezione di un passaggio che prevede la filtrazione goccia a goccia del distillato sul carbone, il cosiddetto processo Lincoln County). Non solo questo, ma anche una generale panoramica sui whisky che si producono nel resto del mondo, dal Canada all’India, fino ad arrivare in Giappone e in Italia, dove

Jack Daniel's single barrel

Jack Daniel’s single barrel

esistono piccole realtà che si sono dedicate alla produzione del whisky in terra nostrana. Conclude la seconda giornata una degustazione di Tullamore Dew (Irish Blended), per poi andare agli americani Catskills (Rye whiskey di Compagnia dei Caraibi), Ole Smoky Tennesse Moonshine (sempre di Compagnia dei Caraibi), due diversi Jack Daniel’s (Gentleman Jack e Single Barrel) e un Woodford Reserve; ultima tappa del viaggio il Canadian Club.
Prima del comitato, c’è anche tempo per un cocktail, ovviamente base whisky, realizzato dai ragazzi del Race Club. E quale ricetta potrebbe meglio adattarsi ad una tradizione così ricca e affascinante se non quella dell’”Old Fashioned”? In questo specifico caso, per meglio apprezzare il diverso impatto che una tipologia di prodotto può avere all’interno del drink, ne sono state realizzate due versioni: una a base Bourbon, l’altra a base Rye Whiskey.

Giorgio Morino

"L'incapacità di stare fermo e il desiderio di scoprire sempre cose nuove mi ha portato a scrivere. Il cinema è stata la mia prima casa, il mondo era la luce del proiettore in una sala buia e affollata. Fuori dal cinema c'era Springsteen e il rock 'n' roll, immagini di un'America che forse non esiste più a bordo di una Chevelle decappottabile. Un giorno ho scoperto il whisky, e da quel momento la mia vita non è stata più la stessa. Perché non scrivere anche di questo in fondo? Cocktail preferito: whisky sour Distillato preferito: Talisker 10 anni"

2 Comments

  • malaspina.diego@gmail.com'
    Rispondi settembre 17, 2017

    Diego

    Salve, vi volevo segnalare che nell’articolo c’è un’inesattezza, non so se di chi l’ha scritto o del relatore Michelangelo di Toma. Un Single Malt Scotch Whisky non è composto da solo orzo maltato Scozzese, ma da orzo maltato e da acqua proveniente da una sola distilleria e distillato tramite l’uso di pot still (alambicco). La Scozia è grande ma non è in grado di produrre tutto l’orzo necessario alla produzione del whisky.
    Inoltre lo Scotch whisky è sia Single Malt che Single Grain e in caso di Single Grain Scotch whisky il disciplinare prevede anche l’utilizzo di orzo non maltato, cosi come ovviamente per i Blended.
    Qui il link al disciplinare del whisky scozzese: http://www.scotch-whisky.org.uk/media/12744/scotchwhiskyregguidance2009.pdf
    Cap. 2.3 e 2.4

    • Rispondi ottobre 5, 2017

      Giampiero

      Salve Diego,
      correggeremo l’insesattezza, relativa ad una disattenzione del relatore.

      Grazie mille

      La redazione

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