Ho inizia a muovere i primi passi dietro il bancone per pagarmi i vizi durante gli studi cercando un lavoretto “extra” durante il mio percorso di studi, tra Genova e la Riviera di Levante! Dopo, realizzato cosa avrei fatto della laurea umanistica che stavo per conseguire con – non pochi – sforzi decido di dedicarmi anima e corpo al bartending. Non ho avuto un colpo di fulmine nei confronti di questo lavoro, direi più una consapevolezza che ho acquisito giorno dopo giorno, una presa di coscienza che nel tempo è diventata passione. Negli anni ho avuto moltissime occasioni per formarmi, in Italia e all’estero, rimanendo comunque legato a quello che è stato uno dei miei primi amori, il Gradisca Cafe, che gestisco da quando avevo 23 anni.
Sei nominato nella sezione Bar Manager dell’Anno dei BarAwards 2020, raccontaci la tua emozione e quale, secondo te, e senza falsa modestia, la ragione per cui sei in questa già prestigiosa short list. Tu hai mai partecipato a competition tra bartender? Che esperienza ne hai conseguito, a cosa servono – se servono – le competition per il settore e perchè?
Non è la prima volta che vengo nominato ai BarAwards, ma è sempre un’emozione particolare: essere scelto da un panel di 100 esperti è sempre motivo di grande orgoglio. Immagino che la nomination sia arrivata proprio perché, in un’epoca così’ difficile, sono quasi 15 anni che porto avanti il mio progetto, riuscendo anche a espandermi con aperture di nuovi locali e l’avviamento, recentissimo di una linea di spirits marchiati Gradisca. Tutto questo è stato possibile grazie all’aiuto dei miei genitori nei primi anni, ora dei miei soci e in generale di tutto il nostro staff. Se posso permettermi una riga di ‘melassa’, l’anno prossimo mi piacerebbe essere nominato nella sezione ‘Bar Team dell’Anno’, perchè un bar manager, senza il supporto del proprio staff, non va da nessuna parte.
Quale è, secondo te, il segreto per un cocktail perfetto? Quando un nuovo cliente arriva al tuo bancone cosa noti subito che ti possa aiutare a capire gusti e preferenze per creare il drink cucito su misura?
Il cocktail perfetto non esiste. Esiste il cocktail perfetto per un cliente. Chiaramente, se si tratta di un regular, il gioco è molto più semplice, puoi permetterti di azzardare, di sbagliare. Se hai davanti una faccia
nuova, devi essere bravo – e svelto – nell’interpretare quelle due informazioni che ti vengono date. Generalmente il mio approccio è ‘dimmi cosa non vuoi, cosa proprio non ti piace e, ovviamente, allergie o intolleranze’.
Sono incredibilmente volubile, per questo non so indicare un mio spirito preferito. Otto anni fa avrei detto, a colpo sicuro, il gin, mentre ora posso dire rum, nelle sue molteplici declinazioni. Tra qualche anno magari avrò cambiato idea…o mi sarò dato alla pirateria! Per quanto riguarda il cocktail, invece, sono un classicista totale: Martini, con una dose ‘non pediatrica’ di gin, un buon cl di salamoia e ‘non sprecare spazio con quelle olive’!

