Martini Grand Prix 2015

A volte basta pronunciare un nome, di un marchio in questo caso, per richiamare alla mente qualcosa di molto più ampio. Un’idea, un concetto, un’identità. E’ sicuramente questo il caso di Martini, uno dei più noti e diffusi brand di tutto l’Italia. E’ forse per questo, per l’estrema riconoscibilità intrinseca del

L'inconfondibile logo Martini

L’inconfondibile logo Martini

prodotto, che, mentre molte altre aziende si muovono alla spasmodica ricerca di idee innovative e stravaganti per identificare le loro competizioni, Martini sceglie la strada più canonica, più tradizione. La finale italiana del Martini Grand Prix si è infatti svolta nel più lineare rispetto di tutti i crismi e le regole di una classica gara fra bartender; una location vasta ma immediatamente riconducibile al concetto di bar, il Vinile di Roma, una giuria severa e competente, composta da Stefano Ninchevic (Bargiornale), Daniele De Fazio (vincitore Martini Grand Prix  2014) e Mauro Lotti un pubblico formato dalla creme della miscelazione capitolina (e non solo), e il tipico clima disteso ma al tempo stesso un po’ ingessato,

Teo Stafforini al Grand Prix 2015

Teo Stafforini al Grand Prix 2015

caratterizzato da quella leggera pressione e quel leggero agonismo tipico di queste circostanze. Quella stessa tensione che ha bloccato la maggior parte dei finalisti, rendendo meno coinvolgenti le loro performance e impastando ancor di più i loro speach (per altro obbligatoriamente in inglese, un ostacolo per molti davvero arduo). Ma si sa, giocarsi il primato in una gara tanto importante e la possibilità  di disputare la finale mondiale all’EXPO di Milano, è una sfida che fa tremar le vene ai polsi. C’è chi, come Matteo Schianchi di Prospero a Reggio Emilia, primo a scendere nell’arena, ha provato a reagire con un discorso ben preparato, scritto a tavolino, e “recitato” davanti ai tre impassibili giudici e chi invece, come Francesca Ambanelli, ha puntato sulla spontaneità, provando a descrivere con parole semplici il suo drink. Uno dopo l’altro sono così saliti sul bancone di Vinile i finilasti; Andrea Pomo, direttamente dal Rivabar di Riva del Garda, Walter Gosso, dal The Mad Dog di Torino, la cui esperienza ha sicuramente giocato a suo favore, Leonardo Todisco de Lacerba di Milano e Michele Ferruccio, recentemente approdato al The Corner di Roma. Il compito di animare una competizione incardinata sui binari, un po’ rigidi, delle più classiche gare fra barman è toccato a Teo Stafforini, splendido oste nonché bartender di A casa mia di Milano, che ha inscenato un simpatico siparietto per servire, come fossero nel suo locale affollato, il suo cocktail ai tre giudici. Il supporto della sua fantomatica assistente non c’è, ovviamente, stato ma il divertimento non è certo

Il turno di Walter Gosso

Il turno di Walter Gosso

mancato. Elegante e semplice, quasi un contraltare dell’eccentrica messa in scena precedente, la presentazione di Amdhu Bha, giunto dall’Armani Bamboo bar di Milano, seguita dalla performance di Anna Baita, della Terrazza Tosca di Treviso, seconda barlady e penultima concorrente del Martini Grand Prix. Il compito di chiudere le ostilità è infatti toccato a Patrick Pistolesi, presentatosi con tanto di berretto e giubbino in perfetto stile Martini Racing e un drink, l’“Integrale (4X4)” ispirato proprio al mondo delle corse. Non ce ne vogliano gli altri concorrenti ma, sarà forse per la maggiore padronanza della lingua, la presentazione del

Patrick Pistolesi durante la gara

Patrick Pistolesi durante la gara

bartender del Propaganda di Roma, ci ha coinvolto molto di più, guadagnando anche cori e fifo da parte del pubblico. Il trionfatore, e dunque futuro rappresentate italiano nella finale mondiale dell’EXPO di Milano, è stato però “Un Americano a Torino” (Martini Rosato, Martini Bitter, Chinotto Lurisia e Plum Bitters di Fee Brothers) di Walter Gosso, un cocktail che, giocando nel solco della tradizione, ha evidentemente convinto tutta la giuria. Vincitori e vinti, giurati e pubblico, tutti hanno comunque festeggiato una bella giornata dedicata al bartending, brindando con i nuovi prodotti di casa Martini, la Riserva Speciale Ambrato e la Riserva Speciale Rubino.

Giampiero

Dal cinema al whisky il passo può esser breve. Basta fare un viaggio in Scozia, perdersi magari nel cuore delle Highlands, e ritrovarsi a chiacchierare in un piccolo pub di Ullapool parlando di torbatura e imbottigliamenti. Nasce così una passione travolgente, girando l’Italia, l’Europa (e non solo) di degustazione in degustazione, di locale in locale... alla scoperta del meglio che questo universo può offrire. Cocktail preferito: Rob Roy Distillato preferito: Caol Ila 25 yo

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