Continuano le nostre interviste ai protagonisti dell’anno appena chiusosi. Rientriamo così nella Capitale per incontrare Francesco Cimaglia, romano, 26 anni, bartender del Bootleg di Roma. Da circa 10 anni, svolge il lavoro di barman ‘con pazienza, passione e col sorriso’ di chi sa che ha trovato già la propria via.
Raccontaci la tua formazione professionale e, in primis, da dove arriva la tua passione per il bartending…
La mia formazione professionale è in continuo ‘sviluppo’, mi sento di dire! Ho iniziato una decina di anni fa, grazie a mio fratello Davide, nel settore già da qualche anno prima, che in una calda estate romana mi consigliò di frequentare una scuola di bartending, in modo da avere già l’opportunità di poter svolgere qualche lavoretto prima della fine degli studi (avevo scelto ragioneria informatica) e per rendermi pian piano indipendente economicamente dalla famiglia. Quello che doveva essere un lavoretto estivo o saltuario, dal primo giorno dietro al banco, ho capito che sarebbe stato gran parte del mio futuro. E da quell’estate non smetto di imparare qualcosa ogni giorno.
Sei nominato nella sezione Bartender Under 30 dell’Anno dei BarAwards 2020, raccontaci la tua emozione e quale, secondo te, e senza falsa modestia, la ragione per cui sei in questa già prestigiosa short list. Tu hai mai partecipato a competition tra bartender? Che esperienza ne hai conseguito, a cosa servono, se servono le competition per il settore e perchè…
Ho provato una grande emozione nell’apprendere la notizia: mi sono sentito molto sorpreso di far parte di questa short list delle eccellenze italiane del bartending e non solo, al fianco di grandi nomi. E’ sicuramente un grande stimolo e mi rende ancora più orgoglioso di ciò che faccio. La ragione per cui ne faccio parte? Perché sono simpatico, forse! Ho partecipato alla Galvin Cup di Londra nel 2016 in coppia con un mio carissimo collega e amico, dove arrivammo secondi, e quest’anno alla Italicus Global. Non sono un grande fan delle competition, per me il vero giudice è il cliente, ma sono opportunità per misurarsi con altri professionisti, nonché di crescita.
Quale è, secondo te, il segreto per un cocktail perfetto? Quando un nuovo cliente arriva al tuo bancone cosa noti subito che ti possa aiutare a capire gusti e preferenze per creare il drink cucito su misura?
Il segreto per un cocktail perfetto è l’esperienza! Le ricette e le dosi le conosciamo tutti, ma è col tempo e con il lavoro che ci si può avvicinare alla perfezione, cosa tra l’altro molto soggettiva. Se assaggiassi un Negroni fatto da me 10 anni fa e uno ora penso sarebbe molto diverso, in male o in peggio chissà! Quando un nuovo cliente arriva al mio bancone è lui la star in quel momento, non più io e, per questo, il bartender
non è solo una persona che mischia 3/4 bottiglie, ma è uno psicologo, un amico, una spalla, un sacco da boxe su cui sfogarsi e molto altro. Una volta che ci si è immedesimati nel cliente, il resto viene da sè…
Quale è il tuo spirito o ingrediente preferito e perchè? E quale il drink che preferisci bere e perchè?
E’ come chiedere se si preferisca la mamma o il papà: per me ogni ingrediente, spirito, bicchiere ha un suo perché in un determinato contesto. Sicuramente può piacermi qualcosa in più di un’altra, ma non saprei dare una risposta, vivo di cliché, forse. Dipende dai contesti: per esempio non penso che berrei un whisky in spiaggia sotto 40 gradi, forse più una bella birra ghiacciata, pur adorando io il whisky.

